Amaro Averna e Zedda Piras cambiano padrone: da Campari a Disaronno group il closing da 100 milioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non se ne parlava più da dicembre 2025, quando l’accordo era stato annunciato, ma ora il perfezionamento del closing è stato ufficialmente siglato: Disaronno group ha rilevato al 100% i marchi Amaro Averna e Zedda Piras, ceduti da Campari group. L’operazione, il cui valore si attesta sui 100 milioni di euro, si è concretizzata nei giorni scorsi – precisamente il 28 maggio – con un passaggio di consegne che coinvolge non solo la proprietà intellettuale dei due brand, ma anche gli undici dipendenti complessivi degli stabilimenti coinvolti.

Un dettaglio, quest’ultimo, che non è affatto secondario in un’operazione di questo genere.

Disaronno group, che oggi conta oltre 800 dipendenti e un fatturato consolidato di 370 milioni di euro realizzato in circa 160 Paesi, ha scelto di creare un apposito veicolo societario per gestire l’ingresso dei due marchi nel proprio perimetro. Si tratta della Newco Meridia, con sede a Sassari, una soluzione temporanea studiata per agevolare il passaggio delle aziende da un gruppo all’altro.

Ed è proprio in quella città sarda, va ricordato, che ha sede anche lo storico produttore del mirto Zedda Piras (fondato nel lontano 1854), mentre lo stabilimento di Averna si trova a Caltanissetta, dove l’omonimo amaro – nato nel 1868 – continua a essere prodotto.

Una cessione che rientra nella riorganizzazione di Campari

Dal punto di vista industriale, la cessione di Averna e Zedda Piras a Disaronno group si inserisce in una strategia più ampia intrapresa da Campari, volta a concentrare le risorse su un numero minore di marchi considerati prioritari a livello globale. A restare in portafoglio al colosso guidato da Simon Hunt, dunque, è l’amaro Braulio (quello lombardo), mentre i due brand appena trasferiti seguono il percorso già tracciato da altre cessioni – come quella di Cinzano al gruppo Caffo – nell’ambito di una razionalizzazione che mira a ridurre l’indebitamento e a semplificare la struttura aziendale.

La transazione, in questo senso, rappresenta per Campari un modo per liberare risorse finanziarie senza rinunciare del tutto alla categoria amari.

Le ambizioni internazionali di Disaronno group

Dal canto suo, Disaronno group guarda a questa acquisizione come a un’occasione per rafforzare la propria presenza in tre mercati giudicati strategici: Stati Uniti, Germania e Italia. Amaro Averna, che già prima del passaggio di proprietà generava circa il 70% delle vendite all’estero (con una solida penetrazione proprio negli Usa e nei Paesi di lingua tedesca), diventa così il cavallo di battaglia per l’espansione oltre confine.

Ben diverso, invece, il posizionamento di Zedda Piras, il cui obiettivo dichiarato – lo ha spiegato l’amministratore delegato Marco Ferrari – rimane il consolidamento sul mercato nazionale, senza per questo escludere futuri sviluppi. Un dualismo, quello tra un brand proiettato all’internazionalizzazione e uno rimasto più radicato in Italia, che sembra avere perfettamente senso nel portafoglio di una multinazionale diversificata.

Occupazione e operatività: cosa cambia per i dipendenti

Sul fronte occupazionale, la notizia viene presentata come un passaggio in continuità: tutti gli undici dipendenti dei due stabilimenti (uno in Sicilia e l’altro in Sardegna, come detto) sono stati assorbiti dalla Newco Meridia, senza che al momento vengano segnalate esuberi o riorganizzazioni traumatiche. Tuttavia, per un periodo transitorio alcune attività – come il blending e l’imbottigliamento di Averna – continueranno a essere gestite nello stabilimento Campari di Canale, in Piemonte.

Allo stesso modo, la distribuzione dei due marchi resterà affidata a Campari in mercati selezionati (Germania, Austria e Svizzera) fino al completamento del trasferimento della gestione commerciale a Disaronno group. Si tratta, in pratica, di una fase ponte che dovrebbe garantire la continuità operativa mentre la newco sarda prende pienamente il controllo.

L’operazione, va infine ricordato, arriva a pochi giorni dal rebranding che ha trasformato Illva Saronno Holding in Disaronno group, un cambio di denominazione voluto per rendere più immediata l’identità del gruppo e rafforzare il posizionamento globale. Con il closing di fine maggio, dunque, il gruppo guidato dalla famiglia Reina aggiunge due tasselli storici – l’amaro nisseno e il mirto algherese – a un portafoglio che già comprendeva marchi come Tia Maria, The Busker Irish whiskey e Engine Gin.

Una mossa, questa, che modifica gli equilibri nel settore degli spirits italiani, anche se solo il tempo dirà quanto effettivamente inciderà sulle quote di mercato.

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