Scontrini e Pos, la stretta fa emergere 9,1 miliardi nel primo semestre 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’obbligo di collegamento tra i pagamenti elettronici e i registratori telematici, una misura che ha fatto discutere a lungo tra commercianti e associazioni di categoria, inizia finalmente a produrre i primi effetti concreti sui controlli fiscali.

I dati diffusi nelle scorse ore, relativi ai primi sei mesi dell'anno, raccontano una storia fatta di numeri decisamente importanti per le casse dell'erario: un maggiore imponibile pari a 9,1 miliardi di euro è stato infatti individuato grazie al nuovo sistema integrato, una cifra che, secondo le prime proiezioni, è destinata a crescere ulteriormente con il progressivo consolidamento delle verifiche telematiche.

La misura, entrata pienamente a regime soltanto a partire dallo scorso mese di marzo, ha già permesso di far emergere quasi 1,6 miliardi di maggiori versamenti fiscali, un risultato che pochi, forse, si aspettavano così rilevante in un arco di tempo così breve.

Allineamento Pos e registratore telematico, i numeri del primo semestre

L’integrazione tecnologica tra i terminali Pos, ormai diffusi in quasi tutti gli esercizi commerciali, e l’emissione degli scontrini fiscali continua a riservare sorprese positive per il fisco, anche se non mancano le polemiche tra gli operatori del settore. I dati aggiornati al termine del mese di giugno confermano infatti la "prodigiosa" apparizione di miliardi di base imponibile, con un totale di 9,1 miliardi di euro emersi nel solo primo semestre del 2026, un risultato che ha suscitato non poca soddisfazione negli uffici dell'Agenzia delle entrate.

Nel medesimo periodo, e nonostante la relativa stabilità dell'economia italiana, che non ha registrato scossoni particolarmente significativi, sono stati emessi circa 160 milioni di scontrini fiscali in più rispetto allo stesso arco temporale dell'anno precedente, con un gettito IVA aggiuntivo stimato in circa 1,6 miliardi di euro, calcolato applicando un’aliquota media del 18 per cento, considerato che non in tutti i casi si applica l’aliquota ordinaria al 22 per cento.

Come funziona la tracciatura dei pagamenti elettronici

Ogni pagamento effettuato con carta di credito, bancomat o qualsiasi altro strumento di pagamento elettronico lascia una traccia digitale che il fisco, grazie all’obbligo introdotto dalla normativa, adesso può incrociare con molta più facilità e rapidità.

Il meccanismo, in realtà, è piuttosto semplice nella sua essenza: il Pos, ovvero il terminale che viene utilizzato per accettare pagamenti digitali, deve essere obbligatoriamente collegato al registratore telematico, ossia la cassa che, al termine di ogni giornata lavorativa, invia all'Agenzia delle entrate il totale degli incassi registrati e dei corrispettivi.

Questo flusso di dati, che viaggia in tempo reale verso i server dell’amministrazione finanziaria, rende di fatto molto più complicato per i commercianti meno scrupolosi tentare di occultare una parte degli incassi, perché la corrispondenza tra i pagamenti elettronici registrati dal Pos e lo scontrino fiscale emesso deve combaciare perfettamente, altrimenti scatta immediatamente il campanello d’allarme.

Le stime sul gettito IVA e le imposte dirette

A riportare la cifra record di 9,1 miliardi di maggiore imponibile, come si legge sulle colonne del Sole 24 Ore, è stata una elaborazione basata sui flussi telematici che hanno interessato le casse dei negozi e dei pubblici esercizi, con una stima di circa 160 milioni di scontrini in più battuti nel semestre. Questo numero, secondo gli esperti del settore, si potrà tradurre prima di tutto in maggior gettito Iva; considerata un’aliquota media del 18 per cento, come già accennato, gli introiti extra per le casse pubbliche potrebbero valere fino a ora 1,6 miliardi di euro.

Ma non è tutto, perché a questa cifra, che già di per sé appare ragguardevole, si dovranno aggiungere le maggiori entrate derivanti dall’Ires e dall’Irpef, direttamente collegate all’aumento della base imponibile dichiarata, il che fa ben sperare per un ulteriore consolidamento dei conti pubblici nel corso del prossimo bilancio di previsione.

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