Aggredito l’autista del bus ad Ancona, il presidente di Conerobus: «Ci costituiremo parte civile»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sta bene, ha riportato solo un ematoma alla scapola destra e qualche graffio, ma l’episodio di violenza di cui è stato vittima, mercoledì sera al capolinea del Passetto, ha scosso profondamente l’ambiente del trasporto pubblico locale. L.S.

, autista trentacinquenne della linea 1/4, è stato aggredito da un gruppo di giovani, con un ventenne di origine kosovara alla testa, per aver semplicemente cercato di far rispettare le regole di viaggio e le basilari norme di comportamento: non far salire a bordo il ragazzo e i suoi amici, che erano ubriachi e accompagnati da un pitbull privo di museruola. «Ho fatto solo il mio lavoro, le regole vanno rispettate», ha raccontato l'uomo, visibilmente provato ma determinato a non lasciarsi intimorire, mentre riceveva il sostegno dei colleghi e della direzione aziendale.

La dinamica dell'aggressione e l'intervento dell'autista

Secondo quanto ricostruito, il conducente del mezzo pubblico si è trovato a dover gestire una situazione al limite dell'assurdo quando, al termine della corsa, un gruppo di ragazzi in evidente stato di ebbrezza, a torso nudo e con bottiglie di vetro in mano, ha tentato di salire a bordo accompagnato da un pitbull senza museruola.

L'autista, facendo leva sul regolamento aziendale che vieta il trasporto di animali senza idonei dispositivi di sicurezza e l'accesso a persone in stato di alterazione, ha opposto un fermo rifiuto, scatenando la reazione violenta del ventenne che lo ha afferrato al collo e colpito, prima di essere bloccato e arrestato dalle forze dell'ordine intervenute prontamente sul posto.

La risposta dell'azienda: costituzione di parte civile

La condanna dell'accaduto è arrivata immediata e netta da parte del presidente di Conerobus, Italo D'Angelo, che ha annunciato la costituzione di parte civile nel procedimento penale che coinvolgerà il giovane aggressore. «Non tollereremo nessun atto di violenza nei confronti dei nostri dipendenti – ha dichiarato D'Angelo, dopo aver ascoltato il racconto dell'autista –.

L'azienda si schiera al fianco del proprio lavoratore, che ha agito correttamente per tutelare la sicurezza a bordo e il decoro del servizio pubblico, e intende farsi parte attiva in sede giudiziaria per ottenere giustizia e scoraggiare simili episodi». Il presidente ha inoltre sottolineato come non sia pensabile militarizzare i mezzi pubblici, ma che allo stesso tempo occorra un cambio di passo nella prevenzione e nella gestione delle situazioni di conflitto, affidandosi anche al supporto delle istituzioni e delle forze dell'ordine.

Il profilo giudiziario: direttissima e aggravanti

Il ventenne di origini kosovare, già noto alle forze dell'ordine, è stato sottoposto ieri mattina al rito della direttissima davanti al giudice Gaudenzi, che ha convalidato l'arresto richiesto dal pubblico ministero Laurino, ravvisando un pericolo concreto di reiterazione del reato.

A pesare sulla decisione del magistrato è stata la circostanza che il ragazzo si trovava già sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di dimora nel Comune di Ancona, con il divieto di uscire dalla propria abitazione tra le 20 e le 7, una restrizione che evidentemente non è stata sufficiente a dissuaderlo dal commettere un nuovo episodio violento.

Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, in attesa del processo che dovrà chiarire le responsabilità penali legate all'aggressione all'autista e agli accertamenti su eventuali complicità degli altri membri del gruppo, che al momento non sono stati sottoposti a misure restrittive.

Un precedente inquietante: le violenze al pronto soccorso

L'episodio di mercoledì sera, per quanto grave, non è purtroppo un caso isolato. A inizio agosto, lo stesso gruppo di persone, o quantomeno gli stessi soggetti coinvolti in questa vicenda, era stato protagonista di un'altra aggressione, questa volta all'interno del pronto soccorso dell'ospedale regionale di Torrette ad Ancona, dove un infermiere e un poliziotto erano rimasti feriti nel corso di una lite degenerata in violenza.

Quel precedente, che aveva già acceso i riflettori sulla difficoltà di gestire situazioni di emergenza in contesti sanitari e sulle carenze di sicurezza in alcuni presidi ospedalieri, sembra aver preparato il terreno per un escalation che ora trova un nuovo e preoccupante capitolo nel trasporto pubblico. L'azienda Conerobus ha annunciato che seguirà con attenzione le indagini per verificare se vi siano collegamenti diretti tra i due eventi e per valutare ulteriori azioni legali.

Le condizioni dell'autista e le reazioni del mondo del lavoro

L'autista aggredito, dopo le prime cure mediche, è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni per le ferite riportate, ma il suo stato d'animo è segnato più dall'amarezza che dal dolore fisico. Il trentacinquenne ha raccontato di aver temuto per la propria incolumità e per quella degli altri passeggeri, ma di non aver avuto esitazione nell'applicare le regole, consapevole della responsabilità che il suo ruolo comporta.

La notizia ha suscitato solidarietà e preoccupazione tra i sindacati e gli operatori del settore, che da tempo denunciano l'aumento degli episodi di violenza contro il personale viaggiante e chiedono interventi concreti per garantire maggiore sicurezza, come l'installazione di sistemi di videosorveglianza più efficaci e la presenza di personale di controllo sulle linee più esposte, senza però dover arrivare a soluzioni estreme come la militarizzazione dei mezzi pubblici.

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