Il dominio Mercedes a Melbourne: Russell e Antonelli firmano una doppietta che profuma già di fuga
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Redazione Sport
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Il semaforo verde del Gran Premio d’Australia, primo atto di questo nuovo e discusso Mondiale 2026, si è spento all’Albert Park regalando non solo spettacolo – e chi l’avrebbe mai detto, dopo le critiche feroci di Lando Norris, campione del mondo in carica, che aveva definito le nuove vetture le peggiori di sempre – ma anche una geremiade piuttosto chiara per chiunque ambisca a insidiare il trono delle Frecce d'Argento. Perché la verità, nuda e cruda emersa dall’asfalto di Melbourne, è che questa Mercedes W17, al debutto assoluto, ha letteralmente surclassato la concorrenza. George Russell, dominatore anche delle qualifiche, ha convertito la pole position in una vittoria numero sei in carriera, gestendo con sapiente maturità le fasi calde della corsa; alle sue spalle, a sancire una superiorità schiacciante, è giunto il compagno di squadra Kimi Antonelli, secondo al traguardo e capace di regalare all’Italia un podio che mancava in questa storica pista dai tempi di Jarno Trulli, era Toyota, lontano 2009.
Le due facce della medaglia: la rimonta di Leclerc e l’addio al sogno di Piastri
Se la Mercedes viaggia su di un’astronave, e i voti in pagella, un 9 per Russell e un altrettanto meritato 9 per il profeta Antonelli, la raccontano lunga, c’è chi ha dovuto accontentarsi delle briciole seppur nobili. La Ferrari, ad esempio, può stringersi attorno al terzo posto di Charles Leclerc, un podio che sa di ossigeno puro dopo una partenza sprint in cui il monegasco, galoppando con grinta, ha addirittura insidiato la leadership di Russell nei primi concitati giri. Poco ci è mancato, per il quarto posto di Lewis Hamilton, che nel finale ha sognato ad occhi aperti il podio; la sua rimonta, complice anche una strategia di gara non ottimale di Maranello, che ha scelto di non fermarsi sotto regime di virtual safety car perdendo così l’onda favorevole, lo ha visto chiudere quarto, comunque a ridosso del compagno di box.
E che dire della disdetta capitata a Oscar Piastri? Una scena surreale, la sua, che ha gelato il pubblico di casa: durante il giro di ricognizione, prima ancora che la gara iniziasse, un errore banale ma dal costo altissimo, un attacco troppo deciso al cordolo, è costato alla McLaren la macchina e all’australiano la possibilità di correre il suo Gran Premio. Un disastro, con tutto il rispetto, che ha spalancato le porte della zona punti ad altri.
Talento allo stato puro: Lindblad illumina il debutto e strappa un posto nella storia
In un fine settimana dominato dalle certezze Mercedes, a rubare la scena per audacia e personalità è stato però un diciottenne biondo, Arvid Lindblad, l’unico vero debuttante della griglia 2026. L’eredità del programma Red Bull, voluta fortemente da Helmut Marko prima del suo addio, si è materializzata in un ottavo posto che vale molto più di quattro punti: Lindblad ha lottato gomito a gomito, scambiandosi posizioni e sorpassi, nientemeno che con Max Verstappen, non arretrando di un millimetro dinanzi al quattro volte campione del mondo. Una prestazione da 9 in pagella, che lo proietta direttamente tra i giovani più promettenti di sempre, terzo più precoce a entrare in zona punti dopo lo stesso Verstappen e Kimi Antonelli, un dato che certifica la bontà della sua scuola e del suo coraggio.
Il flop Honda: un handicap di partenza che condanna Aston Martin
Se il nuovo corso della Formula 1 promette battaglia, c’è chi questa battaglia l’ha già persa ancor prima di cominciare. Il voto zero, un terribile e impietoso zero, spetta di diritto alla power unit Honda e, di riflesso, all’Aston Martin che ne è piagata. Adrian Newey, il genio progettuale ora in forza al team di Silverstone, ha svelato l’arcano con amarezza: il motorista giapponese ha ricostruito il suo reparto corse dopo un silenzio di 18 mesi, ma lo ha fatto con personale inesperto e con un budget ormai ridotto, partendo con un ritardo tecnico incolmabile rispetto a Mercedes, Ferrari e persino Ford per quanto riguarda Red Bull. Le monoposto verdi, a Melbourne, sono state letteralmente irriconoscibili, limitate a fare da comparsa e con problemi di affidabilità che ne hanno minato l’intero weekend, evidenziando come si possa partire con un serio handicap quando si perde il filo dello sviluppo.




