Crans-Montana, il cuore sulla neve e il lungo viaggio delle salme verso l'Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Crans-Montana, dove il silenzio attorno al bar Le Constellation sembra aver assorbito ogni rumore, il dolore per la strage di Capodanno, che ha spento quaranta vite e ne ha ferite gravemente oltre un centinaio, si misura nella ricerca ostinata delle cause da parte degli investigatori. Un dolore che, mentre le autorità svizzere procedono nelle loro indagini, ha trovato un suo linguaggio universale e silenzioso sulle stesse piste da sci che furono teatro della festa. Alcuni di coloro che le percorrono hanno dato forma, con le loro tracce, a un cuore gigante sulla neve, un gesto collettivo filmato da un drone e divenuto rapidamente virale, un'immagine potente che ha unito nello sgomento quanti, in rete, hanno commentato di piangere insieme.

Il rimpatrio e le storie personali

Parallelamente a questo tributo simbolico, si è svolta in questi giorni la procedura, ben più cruda e concreta, del rimpatrio delle salme. Un volo di Stato ha trasportato dall'aeroporto militare di Sion verso l'Italia, con scalo a Milano Linate, i resti di cinque delle vittime italiane: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti e il sedicenne bolognese Giovanni Tamburi. La sesta salma italiana è rimasta temporaneamente a Lugano, città in cui risiedeva. Il corteo funebre, partito dal centro funerario di Sion, ha segnato l’inizio di un ultimo, straziante viaggio, mentre emergevano particolari sulle circostanze della tragedia, come quello riferito dalla madre di Giovanni, secondo cui il ragazzo sarebbe tornato indietro nel tentativo di aiutare qualcuno.

Il supporto psicologico sul posto

Sul luogo della sciagura, accanto alle operazioni giudiziarie e sanitarie, è attivo da giorni un team di supporto psicologico per i sopravvissuti e i familiari, nel quale operano, in qualità di volontari, due professionisti veneti. Si tratta di Paolo Pillon, presidente della Sipem Sos Veneto, e del dottor Luca Cremasco di Asolo, giunti in Svizzera già dalla mattina del 2 gennaio. La loro presenza, sottolineata anche dall’ex assessore regionale Giampaolo Bottacin, risponde alla necessità di offrire un primo sostegno in un contesto dove il trauma ha colpito decine di persone direttamente coinvolte.

L’indagine prosegue

Mentre le autorità proseguono senza sosta i loro accertamenti per stabilire le dinamiche e le responsabilità dell’incendio, la località svizzera cerca faticosamente di riprendere il suo respiro. Ogni gesto, dalla commemorazione improvvisata sulle piste all’assistenza specialistica offerta ai superstiti, si inserisce in un quadro più ampio di elaborazione di una perdita collettiva e improvvisa, i cui effetti continueranno a riverberarsi a lungo, ben al di là dei confini delle Alpi.

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