Ancelotti e il Brasile, il Real Madrid frena: l’accordo rischia di saltare

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quello che sembrava ormai un passaggio scontato – Carlo Ancelotti sulla panchina del Brasile a partire dal prossimo giugno – potrebbe improvvisamente trasformarsi in un nodo difficile da sciogliere. Secondo quanto riportato da fonti spagnole, infatti, il Real Madrid avrebbe deciso di opporsi alla partenza dell’allenatore prima della fine del Mondiale per club, in programma negli Stati Uniti. Una presa di posizione che rischia di compromettere l’intesa già raggiunta, seppur verbalmente, tra il tecnico italiano e la federazione brasiliana.

La situazione, che fino a poche ore fa appariva definita, ha subito una brusca sterzata dopo l’arrivo a Madrid di alcuni emissari della Cbf, la confederazione calcistica del Brasile. Il club merengue, secondo quanto riportato da Relevo, avrebbe mal digerito l’incontro, interpretandolo come una forzatura per accelerare il passaggio di consegne. Un dettaglio non da poco, considerando che Florentino Pérez, presidente del Real, non è solito cedere su questioni che riguardano la gestione della squadra.

Ancelotti, che nella stagione appena conclusa ha guidato i blancos alla conquista della Liga ma non è riuscito a superare i quarti di Champions League (eliminazione contro l’Arsenal), aveva dato il suo assenso alla federazione sudamericana. L’idea era quella di prendere le redini della Seleçao già dal 6 giugno, in vista della sfida contro l’Ecuador valida per le qualificazioni al Mondiale 2026. Ora, però, il club madrileno sembra intenzionato a trattenere l’allenatore almeno fino alla fine del nuovo torneo Fifa, previsto negli Stati Uniti.

Se da una parte c’è chi sostiene che si tratti di una semplice questione di tempistiche, dall’altra non manca chi legge in questa frizione l’ennesimo segnale di un rapporto ormai logoro tra Ancelotti e la dirigenza. Pur avendo vinto tutto – o quasi – con il Real, incluso il Mondiale per club del 2022, il tecnico reggiano potrebbe trovarsi costretto a una scelta definitiva: rispettare gli impegni contrattuali con il club o accettare la sfida più ambiziosa della sua carriera, quella di guidare una nazionale che manca dal titolo mondiale da ventidue anni.

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