L'export italiano sfida i dazi e vola verso gli Stati Uniti
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Redazione Economia
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Le esportazioni italiane, dopo un periodo di incertezze, non soltanto hanno rialzato la testa ma hanno segnato a settembre performance di assoluto rilievo, avvicinando così l’obiettivo dei 700 miliardi di euro previsto dall’esecutivo. I dati diffusi dall’Istat, che certificano una crescita mensile del 2,6%, raccontano di un’inversione di tendenza sorprendente, la quale si deve in larga parte al dinamismo degli scambi con i paesi extra Unione Europea, cresciuti del 6,4%. Una traiettoria, questa, che appare in netto contrasto con le previsioni più pessimistiche e che dimostra una resilienza del sistema-Paese, il quale sembra aver assorbito senza particolari traumi l’impatto dei dazi imposti dall’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A trainare la ripresa sono stati in particolare i prodotti farmaceutici, chimico-medicinali e botanici, esplosi con un incremento del 39,4%, ai quali si affiancano i macchinari e i mezzi di trasporto, che hanno registrato aumenti significativi.
Il balzo oltreoceano e le ripercussioni politiche
Il dato più eclatante, che ha dell’incredibile se si considerano le barriere commerciali, è il balzo delle vendite italiane verso gli Stati Uniti, cresciute di quasi il 35%. Questo exploit, che conferma gli Usa come primo partner commerciale dell’Italia, rappresenta un elemento di forte contraddizione rispetto alle analisi allarmistiche che avevano paventato conseguenze disastrose per l’economia nazionale. La leader del Partito Democratico, Elly Schlein, che sul tema aveva parlato più volte di “resa” e di “Caporetto”, evocando un parallelismo storico di sconfitta, si è trovata così di fronte a una realtà dei fatti che smentisce nettamente le sue previsioni. L’onda d’urto dei dazi, insomma, è stata ampiamente controbilanciata dalla capacità delle imprese tricolori di trovare nuovi spazi e di consolidare la propria presenza su un mercato così competitivo.
La composizione del successo e le voci degli esperti
Oltre ai già citati farmaci, hanno contribuito in maniera determinante al risultato positivo settori tradizionalmente forti come quello metallurgico, con un aumento del 19%, e quello alimentare, in crescita del 6,9%. Quest’ultimo, in particolare, testimonia come il marchio “Made in Italy” continui a esercitare un fascino potente a livello globale, resistendo alle tensioni geopolitiche. Un economista dell’Università Politecnica delle Marche ha osservato come la ripresa nazionale lascia ben sperare anche per le esportazioni regionali, sottolineando la solidità di un modello che, nonostante tutto, mantiene la sua vitalità. Se ne ricava un quadro complessivo in cui la crescita su base annua, che raggiunge un consistente +10,5% in valore, appare ancor più significativa.
Il confronto con il mercato unico europeo
Mentre i flussi commerciali verso le destinazioni transatlantiche e extra Ue decollavano, le esportazioni all’interno del mercato unico europeo registravano invece una flessione dello 0,8%. Questo divario, che potrebbe apparire come un paradosso, evidenzia in realtà una diversa dinamica della domanda e una riconfigurazione delle rotte preferenziali dagli operatori italiani, i quali stanno dimostrando di sapersi orientare con agilità in uno scenario internazionale in rapida evoluzione. La crescita parallela delle importazioni, attestatasi al +4,1%, completa il quadro di un’economia vivace, che nonostante le pressioni tariffarie continua a muoversi con slancio, confidando nella qualità e nell’innovazione dei suoi prodotti.




