Bianchi (Svimez): “Resta un conto aperto tra Meloni e il Mezzogiorno che ha premiato i cacicchi”
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Redazione Interno
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Nel commentare i risultati dell’ultima tornata amministrativa, Luca Bianchi – direttore generale di Svimez, l’associazione che da decenni studia il divario economico tra Nord e Sud – ha offerto una lettura che si discosta nettamente dai trionfalismi di parte.
L’economista, ascoltato in queste ore, ha infatti sottolineato come il verdetto delle urne non abbia affatto chiuso il conto aperto tra il governo guidato da Giorgia Meloni e le regioni meridionali: anzi, a suo avviso, quelle stesse elezioni hanno finito per premiare “i cacicchi” locali, confermando dinamiche di potere territoriale che poco hanno a che fare con la grande politica nazionale. “Non c’è stata la svolta”, ha tagliato corto Bianchi. “Non a sinistra – che non ha messo le mani sul tesoretto del referendum – ma neanche a destra.
Bisogna ancora intercettare i giovani con un’offerta credibile, che oggi non c’è in nessuno dei due poli”.
La vittoria del centrodestra a Venezia e Reggio Calabria, tra sorpresa e conferme
Il dato politico più eclatante di queste amministrative resta senza dubbio la conquista di Venezia da parte della coalizione di centrodestra, che con Simone Venturini – sostenuto anche dal Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin – ha strappato la Laguna al centrosinistra addirittura al primo turno, infliggendo un distacco in doppia cifra al candidato del Partito democratico Andrea Martella.
Una vittoria definita “mondiale” dalla stessa presidente del Consiglio, che in un messaggio sui social non ha resistito alla tentazione di ironizzare: “E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”. Ma il colpo più pesante, forse, è arrivato da Reggio Calabria, dove Francesco Cannizzaro, esponente di spicco di Forza Italia, ha espugnato Palazzo San Giorgio dopo dodici anni di egemonia del centrosinistra, sfiorando percentuali bulgare – attorno al 70% – che lasciano poco spazio a interpretazioni ambigue.
Nella città dello Stretto, il crollo del candidato dem Domenico Battaglia (fermo a un marginale 21%) è apparso talmente netto da far parlare il neo-sindaco di un “laboratorio politico” per l’intero centrodestra, allargato stavolta anche ad Azione.
Il flop del campo largo e l’eccezione targata De Luca
L’opposizione, dal canto suo, deve prendere atto di una sostanziale tenuta della coalizione di governo, che ha conservato la maggior parte dei centri già amministrati e, in alcuni casi, ha perfino avanzato. Il cosiddetto “campo largo” – l’alleanza tra Pd, Movimento 5 Stelle e forze progressiste che aveva sognato di cavalcare l’onda lunga del referendum sulla giustizia – non è riuscito a trasformare il consenso di protesta in un radicamento stabile sul territorio.
Come ha notato qualcuno, l’“effetto referendum” tanto paventato dal centrodestra e altrettanto atteso dalla sinistra, in concreto non si è visto: né a Venezia, né altrove. L’eccezione più vistosa, semmai, arriva da Salerno, dove Vincenzo De Luca si è riconfermato sindaco con il 57,88% dei voti.
Ma si tratta di una vittoria che, nelle letture più attente, ha poco a che fare con i colori nazionali: De Luca, ex governatore della Campania e da sempre figura eccentrica rispetto ai dettami del partito, governa la città con una struttura di potere personale che molti osservatori non hanno esitato a definire “cacicchile”. E proprio su questo termine – “cacicchi” – si innesta la critica di Bianchi.
Messina e la conferma di Basile: il modello De Luca si replica
Se Salerno resiste al centrosinistra tradizionale, lo stesso si può dire di Messina, dove Federico Basile – candidato di Sud chiama Nord, il movimento di Cateno De Luca – è stato rieletto al primo turno con oltre il 50% dei voti (percentuale più che sufficiente in virtù della legge elettorale siciliana, che fissa la soglia per il ballottaggio al 40%). Una sconfitta pesante, quella di Messina, per il centrodestra ufficiale che aveva schierato Marco Scurria di Forza Italia.
In altre parole, mentre i grandi centri come Venezia e Reggio Calabria hanno premiato la coalizione di governo, il Sud profondo – o alcune sue enclavi – ha ribadito la fedeltà a leadership locali che prescindono dagli schieramenti nazionali.
Un fenomeno, questo, che Bianchi legge come un segnale di debolezza strutturale: il Mezzogiorno, secondo il direttore di Svimez, aspetta ancora risposte concrete sul fronte dello sviluppo, dell’occupazione giovanile e delle infrastrutture, e intanto si affida a chi – nei fatti – riesce a tessere le reti del consenso sul territorio, indipendentemente dalle bandiere issate a Roma. La “svolta” promessa, insomma, resta un’altalena di rendere.




