Comunali, nessun effetto referendum: il centrodestra tiene Venezia e conquista Reggio Calabria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’effetto referendum, se mai c’è stato, è stato completamente annullato dall’esito delle urne. Il centrodestra, contrariamente a quanto molti pronostici lasciassero intendere alla vigilia, non solo conserva quanto già governava ma avanza su un fronte significativo come Reggio Calabria, dove espugna una roccaforte che era saldamente in mano al centrosinistra da due mandati.

L’affluenza, attestatasi al 60,06% degli aventi diritto, segna un calo di quasi cinque punti percentuali rispetto alla tornata del 2020; va però considerato, nel raffronto tra i numeri puri, che cinque anni fa si votò contestualmente al referendum sul taglio dei parlamentari, circostanza che aveva fisiologicamente fatto lievitare la partecipazione.

Una volta scontato questo scostamento tecnico, gli analisti concordano nel definire il flusso degli elettori sostanzialmente stabile, senza cioè quella débâcle che qualcuno temeva.

I due colpi principali: Venezia e Reggio Calabria cambiano (o tengono) il segno politico

Le due piazze più ambite, Venezia (unico capoluogo di regione al voto) e Reggio Calabria, hanno consegnato un verdetto netto. Nel capoluogo lagunare, dove il campo largo guidato da Elly Schlein e Giuseppe Conte aveva concentrato la propria offensiva mobilitando leader e big sul territorio, il candidato del centrodestra Simone Venturini – assessore uscente della giunta Brugnaro – ha ampiamente superato la soglia del 50% aggiudicandosi la vittoria già al primo turno.

Con oltre il 51% dei consensi contro il 37-38% del candidato dem Andrea Martella, Venturini ha dimostrato come l’apparato politico-amministrativo costruito in dieci anni di amministrazione Brugnaro abbia retto nonostante le traversie giudiziarie e le polemiche che hanno attraversato la città.

A Reggio Calabria, il ribaltone è ancora più netto: Francesco Cannizzaro, deputato di Forza Italia sostenuto anche da Azione e da una coalizione ampia di centrodestra, sfiora il 70% delle preferenze, riconquistando così un capoluogo che mancava alla coalizione di governo da dodici anni.

Salerno ed Enna: il trionfo dei “cacicchi” senza il simbolo del Pd

Se il campo largo perde le grandi partite, c’è però un dato che merita attenzione e che non è riconducibile né alla tenuta della maggioranza né al declino dell’opposizione: a Salerno, l’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca – 77 anni, alla sua quinta esperienza da sindaco – vince a mani basse volando oltre il 60%, ma lo fa senza il simbolo del Partito Democratico e con il Movimento 5 Stelle e Avs che hanno corso per conto proprio. Stessa dinamica a Enna, dove Mirello Crisafulli si impone con percentuali bulgare senza la civetta democratica.

Si tratta di due figure politiche radicate, capaci di costruire consenso personale al di là degli schieramenti nazionali, tanto che qualcuno nei palazzi romani le ha ribattezzate, non senza una punta d’ironia, “i cacicchi” del Mezzogiorno. Per il centrosinistra, la consolazione arriva dalla Toscana: Prato viene confermata, Pistoia viene strappata al centrodestra con Giovanni Capecchi e Arezzo – città governata dalla destra – va al ballottaggio, mantenendo aperta una possibilità per il campo progressista.

Affluenza in calo ma tenuta delle coalizioni: il referendum non si traduce in voto amministrativo

Il dato politico più rilevante, sottolineato da più analisti – tra cui Lorenzo Pregliasco di Youtrend e Antonio Noto del Consorzio Opinio-Rai – è che il vento del referendum costituzionale sulla giustizia (vinto dal No con percentuali schiaccianti lo scorso marzo) non ha soffiato sulle Comunali. L’elettore, quando si trova a scegliere sindaco e amministratori locali, opera una separazione netta tra il giudizio sull’esecutivo nazionale e la valutazione dei candidati sul territorio.

A Venezia, dove il No aveva preso percentuali persino superiori alla media nazionale, il centrodestra ha vinto; a Reggio Calabria, dove in controtendenza con la regione aveva prevalso il Sì di strettissima misura, la stessa coalizione ha trionfato. La presidente del Consiglio, intervistata informalmente a margine dello spoglio, ha commentato con una battuta destinata a restare: «Anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani».

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