Pieve di Soligo, il Comune paga il volo per il Marocco a un 60enne senza casa e lavoro
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Redazione Interno
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Un rimpatrio volontario, gestito con risorse comunali e senza alcun intervento normativo straordinario. È la vicenda che ha avuto come protagonista un uomo di circa 60 anni, di origini marocchine, che per dodici anni ha vissuto nella zona di Pieve di Soligo, nel Trevigiano. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Stefano Soldan, ha sostenuto le spese per il viaggio di rientro in Marocco, quantificate in circa 250 euro: 170 per il biglietto aereo, una cinquantina per il treno e qualche altra piccola voce accessoria.
La richiesta in municipio e la proposta del sindaco
L’uomo, che non aveva la cittadinanza italiana ma possedeva un permesso di soggiorno di lungo periodo poi scaduto e non rinnovato, versava da oltre due anni in una condizione di marginalità, vivendo tra espedienti e piccoli furti. Aveva avuto in passato un lavoro, una casa e una famiglia, ma aveva perso tutto. La situazione, ha raccontato il sindaco, stava diventando sempre più difficile da gestire, anche per il contesto locale. È stato lo stesso sessantenne a presentarsi negli uffici comunali con una richiesta precisa: una casa e un lavoro.
Soldan gli ha spiegato l’impossibilità di soddisfare entrambe le istanze, prospettando un’alternativa: il ritorno nel Paese d’origine con le spese a carico del Comune. Dopo un confronto, l’uomo ha accettato.
L’organizzazione della partenza e il viaggio
La macchina organizzativa si è messa in moto in tempi rapidi, circa quattro giorni. Sono stati verificati i documenti e il passaporto marocchino, sono stati coinvolti i servizi sociali e le forze dell’ordine, e sono state definite le modalità della partenza. Prima di lasciare Pieve di Soligo, l’uomo è stato accompagnato in un centro dove ha potuto lavarsi e ricevere abiti puliti, forniti da un negoziante della zona. Ha ricevuto anche un pasto, prima che la polizia locale lo accompagnasse all’aeroporto. Il 30 settembre è partito da Venezia con destinazione Casablanca.
Il quadro normativo dei rimpatri volontari assistiti
Il rimpatrio volontario assistito è un istituto previsto dall’ordinamento italiano ed europeo. L’articolo 14-ter del Testo unico sull’immigrazione, introdotto in attuazione della direttiva europea sui rimpatri, disciplina i programmi che consentono ai cittadini di Paesi terzi di fare ritorno nel Paese di origine in condizioni di sicurezza, con il supporto per le spese di viaggio e per la reintegrazione. La misura si basa su una richiesta volontaria e individuale, e non comporta il divieto di reingresso regolare in Italia per chi ne beneficia.
Il programma nazionale, attuato in collaborazione con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, prevede un’indennità di prima sistemazione e un contributo per il progetto di reinserimento sociale ed economico.
Il dibattito politico sulla remigrazione
La vicenda di Pieve di Soligo si inserisce in un contesto in cui il tema della remigrazione è oggetto di acceso dibattito politico. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenendo a giugno a un forum pubblico, aveva dichiarato di non comprendere cosa significhi il termine rispetto a ciò che già viene fatto dall’esecutivo, sottolineando come l’obiettivo del governo sia quello di superare la soglia dei diecimila rimpatri tra forzosi e volontari assistiti.
Il sindaco Soldan, dal canto suo, ha rivendicato la scelta compiuta: «La remigrazione? Io l’ho fatta con quello che c’è. Non serve una nuova legge: bisogna prendere un immigrato alla volta, capire qual è il problema e cercare di risolverlo», ha dichiarato, precisando che si è trattato di una decisione condivisa e non di una costrizione.
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