Il rogo dell’autopostale a Kerzers: il procuratore Bourquin conferma l’ipotesi del gesto suicida
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Redazione Esteri
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La dinamica di quanto accaduto nel tardo pomeriggio di martedì sul territorio del Canton Friburgo, e precisamente nella località di Kerzers, comincia a delinearsi con maggiore chiarezza grazie al lavoro serrato degli inquirenti, sebbene permangano ancora degli interrogativi sul movente che ha spinto un uomo a trasformare un ordinario viaggio in autobus in una trappola mortale. Il procuratore generale Raphaël Bourquin, che ha assunto la conduzione personale delle indagini, ha fornito ai giornalisti gli elementi raccolti nelle prime ore di attività investigativa, parlando senza mezzi termini di una tragedia consumatasi all’interno di un autopostale, il tipico mezzo giallo adibito al trasporto pubblico e postale che solca le strade elvetiche. Stando a quanto ricostruito, un cittadino svizzero di sessantacinque anni, residente nel confinante Canton Berna, sarebbe salito a bordo del veicolo mentre questo si trovava a Düdingen, portando con sé un sacchetto. Pochi istanti dopo, approfittando forse della routine della corsa, l’individuo si sarebbe cosparso di un liquido infiammabile, per poi appiccarsi il fuoco innescando un rogo dalla propagazione rapidissima, le cui fiamme hanno in breve tempo avvolto l’intera vettura, lasciando scampo solo a pochi dei passeggeri presenti.
Una dinamica istantanea e le vittime dell’incendio
La violenza delle fiamme, alimentate dai materiali sintetici di cui sono composti gli arredi dei mezzi pubblici, non ha lasciato scampo a sei delle persone che viaggiavano a bordo, tra le quali, come emerso dalle comunicazioni ufficiali della polizia cantonale, figura anche l’autista del mezzo, un uomo di origine portoghese di sessantatré anni la cui scomparsa è stata pianta pubblicamente dalla direzione di AutoPostale. Accanto a lui, hanno perso la vita quattro cittadini svizzeri residenti nell’area: si tratta di due donne, di venticinque e trentanove anni, e due uomini, di sedici e ventinove anni, le cui identità sono state formalmente accertate nella serata di ieri. Tra i corpi recuperati dai soccorritori tra l’ammasso di lamiere carbonizzate, gli inquirenti hanno identificato anche quello del presunto autore del rogo, confermando di fatto l’ipotesi, già emersa nelle primissime dichiarazioni testimoniali, che l’uomo non avesse alcuna intenzione di salvarsi. Oltre ai sei deceduti, l’atto disperato ha provocato il ferimento di altre cinque persone: tra queste, due versano in condizioni serie e sono tuttora ricoverate in ospedale, mentre le restanti hanno riportato lesioni di minore entità, e tra i feriti vi è anche un soccorritore rimasto coinvolto nelle operazioni di spegnimento.
L’inquadramento giuridico e il profilo dell’indagato
La procura, come spiegato da Bourquin nel corso di una conferenza stampa convocata per fare il punto sulla situazione, ha aperto un fascicolo per incendio doloso, omicidio e lesioni personali, escludendo con decisione, allo stato attuale degli atti, qualsiasi pista legata al terrorismo. Il procuratore ha descritto l’indagato, ormai deceduto, come una persona conosciuta dall’ambiente medico e con precedenti problemi di natura psicologica, una figura che alcuni colleghi presenti all’incontro hanno definito ai giornali come "marginale" e "disturbata". Pare che l’uomo fosse stato dimesso da poco da un ospedale, dove era ricoverato per un disturbo fisico, e che la sua famiglia ne avesse denunciato la scomparsa da un paio di giorni, un elemento, quest’ultimo, che getta una luce ancora più cupa sulla sequenza degli eventi e che porta gli investigatori a concentrare gli sforzi sulla ricostruzione delle sue ultime ore di vita, nell’intento di comprenderne gli spostamenti e lo stato d’animo.
Le testimonianze oculari e l’opera di investigazione
A gettare luce sulla dinamica, confermando la ricostruzione degli inquirenti, sono state le drammatiche testimonianze di alcuni superstiti e dei passanti che si trovavano nelle vicinanze della fermata di Kerzers, dove l’autopostale è stato avvolto dalle fiamme. Alcuni di loro hanno raccontato ai media locali di aver visto persone uscire dal bus letteralmente avvolte dal fuoco, tentando invano di rotolarsi a terra per spegnere i vestiti che bruciavano; altri, come l’esercente Zeynel Teke, hanno cercato di prestare i primi soccorsi, ma il calore insopportabile e la velocità con cui l’incendio si è sviluppato hanno reso vani i loro tentativi. La polizia scientifica, come confermato dal comandante Philippe Allain, sta ora analizzando minuziosamente le immagini dei circuiti di videosorveglianza e i filmati amatoriali pubblicati sui social network, utili a tracciare con precisione i movimenti del passeggero e a certificare l’esatto numero delle persone a bordo in quel momento. Contestualmente, gli agenti hanno proceduto a sentire numerosi testimoni, cercando di comporre il mosaico di quei concitati minuti e di comprendere se vi siano state parole o atteggiamenti sospetti da parte dell’uomo prima che questi mettesse in atto il suo gesto, un gesto che ha privato della vita persone comuni, colte nell’istante di un banale spostamento quotidiano.




