Torino, molestie sulla 13enne: la Procura ricorre al Riesame contro la scarcerazione del 42enne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Torino ha deciso di impugnare davanti al tribunale del Riesame il provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari ha disposto l'obbligo di firma, senza convalidare il fermo, per il 42enne arrestato dalla polizia con l'accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una tredicenne.

La notizia, appresa in ambienti giudiziari, arriva a poche ore dalla scarcerazione dell'uomo, avvenuta dopo due notti di detenzione, e segna un ulteriore capitolo di una vicenda che ha già acceso un acceso dibattito politico e istituzionale, con il ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha disposto l'invio di ispettori al tribunale di Torino e la premier Giorgia Meloni che ha espresso duramente il suo sconcerto sui social network.

Il mancato carcere e le motivazioni del gip

Il gip, pur avendo riconosciuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico del 42enne, non ha accolto la richiesta della Procura, che aveva invece sollecitato la custodia cautelare in carcere per l'indagato. Secondo quanto emerso, il giudice ha ritenuto insussistente il pericolo di fuga, elemento necessario per convalidare il fermo, e ha considerato sufficienti, per le esigenze cautelari, misure meno afflittive, come appunto l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

A pesare sulla decisione, secondo le ricostruzioni, sarebbero stati diversi fattori: l'assenza di precedenti penali a carico dell'uomo, il suo "comportamento collaborativo" dimostrato durante le indagini – avrebbe addirittura fornito lui stesso le credenziali per accedere alle immagini delle telecamere di sicurezza del minimarket – e l'atteggiamento di "resipiscenza" e pentimento manifestato nell'interrogatorio di garanzia, durante il quale avrebbe dichiarato di essere "molto dispiaciuto" per quanto accaduto e di non aver mai commesso reati in passato.

La dinamica dei fatti e le immagini choc

La vicenda, che ha sconvolto il quartiere torinese di Madonna di Campagna, risale a sabato 29 agosto, quando la giovane vittima, una ragazzina di tredici anni, era entrata nel minimarket per comprare la merenda per i fratelli. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la minorenne, rimasta sola nel negozio con il commesso, è stata avvicinata dall'uomo con il pretesto di offrirle una bibita, per poi essere palpeggiata contro la sua volontà, come documentato dalle telecamere di sorveglianza interne all'esercizio commerciale.

A rendere il quadro investigativo ancora più drammatico è un ulteriore elemento emerso dall'analisi dei filmati: circa quaranta minuti prima dell'aggressione alla tredicenne, nello stesso punto vendita, l'uomo avrebbe compiuto atti analoghi ai danni di un'altra cliente, una donna di circa quarant'anni che al momento non è stata ancora identificata e che non avrebbe sporto denuncia.

Questo episodio, che secondo la Procura avrebbe dovuto rafforzare la tesi del pericolo di reiterazione del reato, non è stato però ritenuto dal gip un elemento sufficiente per giustificare l'applicazione della misura cautelare in carcere, scatenando le reazioni della politica e della premier Giorgia Meloni, che ha parlato di una "catena" che si spezza, sottolineando come le leggi siano state rese "più severe che mai" e come tutta la catena repressiva avesse funzionato fino al provvedimento del giudice.

La reazione della Procura e il ricorso al Riesame

Il ricorso presentato dalla Procura di Torino, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, rappresenta quindi il tentativo di ribaltare una decisione che ha di fatto rimesso in libertà un uomo accusato di un reato di particolare gravità, qual è la violenza sessuale aggravata nei confronti di una minorenne. L'impugnazione sarà ora esaminata dal tribunale del Riesame, che dovrà valutare se sussistano i presupposti per disporre una misura cautelare più restrittiva, come il carcere, in attesa del processo.

Nel frattempo, l'inchiesta prosegue e gli inquirenti continuano a lavorare per fare piena luce su entrambi gli episodi e per identificare la prima vittima, mentre il dibattito politico e giudiziario sul caso rimane acceso e destinato probabilmente a proseguire nelle prossime settimane.

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