Hacker su nave Gnv, Crosetto: “Strattagemma potenzialmente distruttivo”. Il caso dei due marinai lettoni
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Redazione Interno
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Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha definito “potenzialmente distruttivo” il tentativo di attacco hacker subito dalla nave Fantastic della compagnia genovese Gnv, intervenendo su un caso che, al di là degli arresti di due marinai lettoni, solleva interrogativi di sicurezza nazionale. “Abbiamo visto come una nave civile con 650 passeggeri a bordo, attraverso un attacco hacker, può trasformarsi in uno strumento potenzialmente distruttivo”, ha affermato Crosetto, il quale, senza citare esplicitamente alcun stato, ha evocato scenari ancor più gravi qualora l’obiettivo fossero state navi cisterna. Le sue parole, rilasciate in un contesto non ulteriormente specificato, sottolineano una vulnerabilità fino a ieri considerata marginale nel settore del trasporto marittimo di linea, rivelatasi invece un vettore d’aggressione subdolo e pericoloso.
L’operazione delle procure e l’incidente diplomatico
La vicenda giudiziaria, che si snoda tra l’Italia e la Francia, ha visto un primo arresto eseguito il 12 dicembre scorso, seguito da un secondo fermo disposto a Napoli dalla Procura di Genova. I due marinai, entrambi cittadini lettoni, sono sospettati di aver installato un trojan di accesso remoto, un cosiddetto RAT, su alcuni sistemi informatici del traghetto, il quale è stato in grado di rilevare autonomamente la presenza del malware. Questo dettaglio tecnico, apparentemente minuto, è cruciale perché trasforma il caso da un banale reato informatico a un’ipotesi di spionaggio, come lasciano intendere le fonti investigative, le quali lavorano per risalire al mandante dell’operazione. Sebbene nessuna accusa ufficiale sia stata formulata, le indagini dell’intelligence sembrano orientarsi verso una pista che conduce al Cremlino, in un quadro internazionale già teso dopo la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
Le reazioni francesi e le differenze di metodo
Proprio lo stile delle indagini ha creato attriti tra le autorità dei due paesi coinvolti. Mentre gli inquirenti italiani, infatti, avrebbero preferito procedere con discrezione, in Francia è intervenuto pubblicamente il ministro dell’Interno, Laurent Nunez, il quale ha parlato apertamente di “interferenze straniere”. Questa dichiarazione, per quanto vaga, ha irritato i magistrati di Genova, abituati a un lavoro sotto traccia in simili materie di sicurezza, rischiando di trasformare un’operazione di polizia in un vero e proprio incidente diplomatico. La scelta del ministro francese di portare la questione sulla scena mediatica denota, forse, una differente percezione della minaccia o una volontà di inviare un segnale politico preciso, che però rischia di compromettere la riservatezza delle indagini stesse.
La tecnica dell’attacco e le sue implicazioni
Il cuore tecnico dell’inchiesta risiede nel malware utilizzato, uno strumento che avrebbe potuto consentire il controllo remoto di alcuni sistemi della nave. La possibilità di manovrare, seppur parzialmente, un mezzo di quelle dimensioni e con quel carico umano a distanza, semplicemente attraverso una connessione dati, rappresenta un salto di qualità nella cyber-warfare applicata al mondo reale. Non si tratta più soltanto di rubare dati o paralizzare servizi, bensì di acquisire un comando fisico e potenzialmente letale. Questo episodio, per quanto circoscritto, dimostra come gli asset critici delle infrastrutture di trasporto nazionali possano essere infiltrati anche attraverso personale interno, aprendo un fronte di vigilanza del tutto nuovo per le autorità di sicurezza marittima, le quali devono ora conciliare la necessità di controlli approfonditi con le esigenze operative della navigazione commerciale.




