Attacco hacker alla nave Gnv, due marinai lettoni fermati tra Francia e Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un sofisticato tentativo di intrusione informatica, che avrebbe potuto compromettere i sistemi di navigazione di un traghetto, ha innescato un’operazione di sicurezza internazionale culminata con due fermi. L’episodio, che si colloca al crocevia tra criminalità informatica e sospetti di attività di spionaggio, ha preso le mosse dalla segnalazione della compagnia di navigazione genovese Gnv alla procura di Genova, dopo che un attacco malware era stato rilevato a bordo della motonave “Fantastic”. Le indagini, coordinate dalle autorità italiane, hanno immediatamente assunto una dimensione europea, portando a una stretta collaborazione con i servizi di sicurezza francesi del DGSI.

Il blitz francese nel porto di Sète

L’allarme lanciato dagli italiani ha trovato rapido seguito a Sète, nel sud della Francia, dove venerdì 12 dicembre gli agenti del DGSI sono intervenuti sulla “Fantastic”, trattenendo a terra i passeggeri in attesa di imbarco per l’Algeria. Durante la perquisizione a bordo, gli investigatori hanno rinvenuto un dispositivo elettronico – descritto forse come una chiavetta USB o un disco rigido – contenente un malware di tipo RAT, un cavallo di Troia per l’accesso remoto. Questo tipo di software, stando alle accuse, sarebbe potenzialmente in grado di assumere il controllo a distanza di alcuni sistemi della nave, una possibilità che ha elevato il caso ben al di là di un semplice episodio criminale.

Le accuse e il quadro giudiziario

Dopo aver escluso il coinvolgimento di un cittadino bulgaro inizialmente fermato, le accuse si sono concentrate su un marinaio lettone, la cui custodia è stata convalidata lunedì 15 dicembre dalla procura di Parigi. Il quadro delle imputazioni formalizzato dalle autorità francesi, e che delinea un profilo di spionaggio, include “associazione a delinquere per perseguire gli interessi di una potenza straniera”, “tentata intrusione nei sistemi informatici” e “detenzione immotivata di dispositivi progettati per interferire nei sistemi automatici di navigazione”. Parallelamente, la procura di Genova ha disposto il fermo di un secondo cittadino lettone sul territorio italiano, ritenuto co-responsabile dell’attacco informatico.

La complessa inchiesta oltre il cybercrime

L’inchiesta, che si dipana tra Genova, Parigi e Riga, non si limita dunque alla mera dinamica dell’hacking ma esplora il movente e i mandanti di un’operazione descritta come funzionale agli interessi di una potenza estera. Il sequestro dei dispositivi digitali, operato in Francia, costituisce un tassello centrale per i tecnici incaricati delle analisi forensi, chiamati a ricostruire la precisa funzionalità del malware e la portata del danno che avrebbe potuto arrecare. La vicenda, per la sua natura e gli attori coinvolti, rappresenta un caso esemplare di come la minaccia informatica possa insinuarsi nelle infrastrutture critiche dei trasporti, richiedendo risposte investigative rapide e transnazionali.

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