La tregua di una settimana sul tavolo del gabinetto israeliano, ma Hezbollah smentisce: nessuna decisione presa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sembrava destinata a protrarsi fino a tarda notte, quella riunione convocata ieri sera da Benjamin Netanyahu – il gabinetto di sicurezza al completo per discutere un eventuale cessate il fuoco in Libano – e invece si è conclusa senza che venisse assunta alcuna decisione formale. La notizia di una possibile tregua della durata di una settimana, inizialmente anticipata da alcuni media arabi e successivamente confermata anche dalla Cnn, aveva fatto pensare a una svolta imminente; la stessa emittente americana, citando un funzionario israeliano, aveva aggiunto che tra le opzioni al vaglio vi sarebbe stata proprio una sospensione temporanea delle ostilità, descritta come un «gesto positivo a sostegno dei negoziati diretti tra il Libano e Israele, avviati martedì a Washington». Eppure, nessuna decisione è stata ratificata, né tantomeno annunciata ufficialmente al termine del vertice notturno.

Le smentite di Hezbollah e il ruolo dei media internazionali

Dall’altra parte, Hezbollah ha prontamente smentito le voci che nelle scorse ore lo davano per favorevole a una pausa nei combattimenti. Come riporta Barak Ravid su Axios, il quale nel suo intervento cita due distinti funzionari israeliani, la traccia che proveniva dal movimento sciita libanese sarebbe del tutto inesatta. Nessuna indicazione, insomma, circa un’apertura da parte del gruppo armato, né tantomeno un via libera a una tregua neppure sperimentale. La riunione del gabinetto di Netanyahu, che i media internazionali avevano dato in corso fino a notte fonda, si è risolta in un nulla di fatto: un risultato che, per certi versi, conferma la cautela con cui entrambe le parti stanno affrontando il dossier libanese.

Il cauto ottimismo americano e i negoziati con Teheran

Sul fronte più ampio del conflitto mediorientale, gli Stati Uniti mostrano un cauto ottimismo circa un possibile allentamento della tensione. Donald Trump, che ormai da più di un anno siede nuovamente alla Casa Bianca, si è detto fiducioso sull’esito dei negoziati con Teheran in vista della scadenza della tregua prevista per il prossimo 21 aprile. La guerra con l’Iran, secondo quanto filtra dagli ambienti diplomatici, sarebbe «quasi finita» e un accordo entro la fine del mese sarebbe «possibile». Intanto, una delegazione pakistana – con a capo il capo dell’esercito Syed Asim Munir – è arrivata a Teheran per cercare di prolungare il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti prima della sua naturale scadenza. Dall’inizio dei colloqui, Iran e Stati Uniti hanno continuato a scambiarsi messaggi proprio tramite il Pakistan, ma non hanno ancora concordato un nuovo ciclo di negoziati: lo ha dichiarato Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano.

Israele e Libano: colloqui dopo decenni di silenzio

Sullo sfondo, Israele e Libano si dicono pronti a tenere colloqui diretti dopo decenni senza alcun contatto ufficiale. Una svolta storica, se confermata, che pure deve fare i conti con le smentite incrociate: da una parte Trump ha annunciato un incontro storico tra i due paesi in programma oggi, dall’altra il Libano ha smentito categoricamente. I mediatori pakistani in Iran, nel frattempo, cercano di tenere in vita la tregua, mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran non sono ancora ripresi. Le ultime news di oggi, dagli attacchi israeliani in Libano alle mosse diplomatiche di Teheran, raccontano di una regione ancora sospesa tra il possibile allentamento delle ostilità e il rischio di un nuovo, improvviso inasprimento.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.