Guerra Usa-Iran, militari italiani nel mirino: allerta in Iraq e Mar Rosso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
I raid aerei ordinati da Donald Trump contro i siti nucleari iraniani di Natanz, Arak e Fordow hanno modificato radicalmente lo scenario strategico in Medio Oriente, esponendo come mai prima d’ora i quasi duemila soldati italiani dispiegati tra Iraq, Kuwait e Mar Rosso. «Cambia completamente la situazione», ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto, sottolineando che l’Iran potrebbe rispondere in modo «molto più forte», colpendo non solo obiettivi americani ma anche interessi occidentali.
La preoccupazione, come ha precisato lo stesso Crosetto, riguarda soprattutto le prossime 48-72 ore, considerate decisive per capire se Teheran sceglierà la strada dell’escalation o quella della tregua. «Se l’obiettivo degli Stati Uniti era riportare indietro di 15-20 anni il programma nucleare iraniano, probabilmente è stato raggiunto», ha aggiunto il ministro, lasciando intendere che una reazione eccessiva da parte degli ayatollah rischierebbe di innescare uno scontro prolungato.
A essere particolarmente esposti sono i reparti dei Carabinieri impegnati in missioni di addestramento e sicurezza in Iraq, dove la presenza italiana – seppur non direttamente coinvolta negli attacchi – potrebbe diventare un bersaglio secondario di eventuali rappresaglie. Lo stesso vale per le navi della Marina militare schierate nel Mar Rosso, teatro già di precedenti attacchi da parte dei gruppi filo-iraniani.
Non è escluso, inoltre, che le basi Nato in Italia – da Aviano a Sigonella – possano assumere un ruolo centrale in caso di un’estensione del conflitto. Se i bombardieri statunitensi dovessero intensificare le operazioni, infatti, le infrastrutture italiane diventerebbero inevitabilmente punti di partenza o supporto logistico, con tutto ciò che ne consegue in termini di esposizione al rischio.




