Il duo italiano mette le ali: Di Giannantonio fa il vuoto in Texas, Bezzecchi lo segue. Pole da record al COTA

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sul circuito delle Americhe, il più lungo e forse più insidioso del calendario, la terza tappa del mondiale di MotoGP ha già un padrone temporaneo. O, per meglio dire, ne ha due, entrambi italiani, entrambi in una forma smagliante che ha lasciato il resto della griglia a guardare. Fabio Di Giannantonio, il romano della VR46, ha letteralmente cancellato i rivali nella sessione di qualifica, firmando una pole position che per prestazione e distacco ha il sapore di una piccola impresa. Il suo 2’00”136 non solo è valso il miglior tempo, ma ha polverizzato il record del tracciato texano, abbassando di quasi sette decimi il riferimento che apparteneva a Maverick Viñales. Una seconda pole consecutiva, dopo quella già ottenuta in Brasile, che racconta di un momento di grazia per il pilota della Ducati, capace di mettere insieme un giro definito dallo stesso diretto interessato come il “più adrenalinico” della sua carriera.

A completare una prima fila a tinte fortemente tricolori ci ha pensato Marco Bezzecchi, che con l’Aprilia ufficiale ha dimostrato ancora una volta la competitività della casa di Noale. Il leader del campionato, arrivato ad Austin con il ruolino di marcia di chi ha vinto gli ultimi quattro gran premi, si è fermato a meno di due decimi dal connazionale, un margine che nelle gerarchie della classe regina equivale a un abbraccio. Alle loro spalle, a completare lo schieramento d’onore, si è infilato Pedro Acosta. Lo spagnolo della KTM, autore di una prestazione solida, ha confermato le attese, riuscendo a inserirsi nel duello italico e regalando alla sua casa costruttrice un posto in prima fila che sa di conferma dopo i buoni riscontri delle prime gare.

Le qualifiche, tuttavia, non sono state solo un monologo del duo italiano. La sessione è stata caratterizzata da un traffico intenso in pista, quasi anomalo per una Q2, con diversi piloti costretti ad abortire i giri veloci a causa di traiettorie intralciate. Tra questi, il campione del mondo in carica Marc Marquez ha vissuto una sessione di nervi: il suo tentativo di strappare la pole è stato ostacolato da un contatto di traiettoria con Bezzecchi, un episodio che i commissari hanno messo sotto la lente di ingrandimento per valutare eventuali responsabilità, sebbene il diretto interessato abbia dichiarato di non essersi accorto dell’intralcio. Più tardi, anche Francesco Bagnaia ha espresso la sua frustrazione, visibilmente infastidito per il traffico che gli ha impedito di migliorare il crono, finendo per accontentarsi della quarta posizione. Una piazza, quella del piemontese, che lo vede comunque in seconda fila, affiancato da una sorpresa: Joan Mir, capace di portare la Honda in quinta posizione, sfruttando al meglio il Q1 per inserirsi tra le Ducati ufficiali.

Il mattatore del sabato mattina

La giornata texana era iniziata con un altro copione, quello delle seconde prove libere, che avevano visto primeggiare un altro spagnolo di rilievo. Jorge Martin, alla guida dell’Aprilia, aveva imposto il suo ritmo nella sessione del mattino, fermando il cronometro sul 2’01”563. Un tempo che per qualche ora era sembrato il parametro da battere, con Marc Marquez che gli si era accodato a poco più di un decimo, cercando di rispondere colpo su colpo. Le FP2, oltre a delineare le gerarchie iniziali, avevano offerto un assaggio di quella che sarebbe stata la battaglia pomeridiana, con il gruppo dei primi dieci racchiuso in meno di un secondo a testimoniare l’equilibrio sottile che regna in questa prima parte di stagione.

Ma l’avvicendamento al vertice è stato netto nel pomeriggio. Se Martin e Marquez rappresentavano le alternative credibili, Di Giannantonio ha dimostrato di giocare un altro campionato quando si tratta di cercare il limite sul singolo giro. Il suo approccio è stato chirurgico: dopo aver sfruttato le modifiche al setting effettuate dal team nel corso della mattinata—cambiamenti che il pilota stesso ha definito fondamentali per trovare la giusta sensazione con la moto—ha spinto senza riserve, trovando quella combinazione perfetta di asfalto e aderenza che solo certi giorni regalano. Il nuovo record del circuito, di fatto, ha chiuso ogni discussione prima ancora che la bandiera a scacchi sventolasse.

Ducati e Aprilia a confronto

La griglia di partenza che si presenterà per la Sprint, in programma questa sera alle 21, racconta di un equilibrio mai banale tra i due costruttori italiani. Se Di Giannantonio ha portato la Ducati del team VR46 sul tetto del mondo in qualifica, l’Aprilia risponde con la seconda piazza di Bezzecchi e la settima di Martin, dimostrando che il salto di qualità compiuto dalla casa di Noale in questa prima parte di campionato è solido anche su un tracciato storicamente ostico come Austin. Per la Ducati ufficiale, invece, la seconda fila occupata da Bagnaia e la sesta piazza di Marc Marquez rappresentano un punto di partenza leggermente arretrato rispetto alle aspettative, ma non certo compromettente per le ambizioni di vittoria, visti i lunghi rettilinei e le opportunità di sorpasso offerte dal COTA.

Il dato tecnico più interessante emerso dalle sessioni odierne riguarda proprio lo sviluppo aerodinamico: per la prima volta in stagione, la Ducati ha portato in pista una soluzione di alettoni laterali posteriori—i cosiddetti “winglet” di gamba—che ricalcano un concetto già introdotto da Aprilia nei test di Jerez. Una mossa che evidenzia come la battaglia tecnica sia serrata almeno quanto quella in pista, con i tecnici di Borgo Panigale costretti a inseguire l’intuizione dei rivali per non perdere il vantaggio in termini di stabilità e trazione in uscita di curva.

Un sabato da protagonista

Per Di Giannantonio, l’appuntamento con la Sprint rappresenta adesso la prima verifica concreta. La sua vittoria in qualifica è stata netta, ma il pilota romano è stato il primo a smorzare gli entusiasmi, consapevole che la gara breve—con i suoi dieci giri da affrontare a ritmo serrato e con un gruppo compatto alle spalle—sarà una storia a sé. La sfida, come ha sottolineato lui stesso, sarà quella di provare a costruire un margine simile a quello ammirato in Brasile, dove era riuscito a gestire il vantaggio senza affanni. Sul tracciato texano, però, i riferimenti cambiano: la lunghezza del circuito e le insidie delle prime curve, dove tradizionalmente si decide buona parte della gara, renderanno la partenza cruciale. Con Bezzecchi affamato di punti per allungare in classifica, Acosta a caccia del primo grande risultato stagionale e la pattuglia delle Ducati ufficiali pronta a risalire, il venerdì texano ha già regalato il primo verdetto di peso: in questo weekend americano, l’Italia ha piazzato le sue pedine nelle posizioni di comando.

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