Giacomo Bozzoli: latitanza terminata mentre emerge un nuovo testimone
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Giacomo Bozzoli, condannato all'ergastolo per l'omicidio dello zio Mario, è stato catturato dopo 11 giorni di latitanza. La sua cattura è avvenuta a seguito di una telefonata senza risposta, fatta all'alba di giovedì, che ha permesso ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Brescia di localizzarlo.
La telefonata che ha segnato la fine della latitanza
Bozzoli, confuso e agitato, ma determinato a continuare a darsi alla macchia, ha commesso un errore che gli è costato la cattura. Alle cinque e mezza di giovedì mattina, ha contattato una persona a lui molto vicina, il cui telefono era sotto controllo. Questa telefonata, partita da un numero sconosciuto agli inquirenti fino a quel momento, ha segnato la fine della sua latitanza.
Trasferimento al carcere di Bollate
Dopo la cattura, Bozzoli è stato trasferito dal carcere bresciano di Canton Mombello a quello milanese di Bollate, considerato una struttura 'modello'. Il trasferimento è avvenuto a causa del timore che Bozzoli potesse compiere atti autolesionistici. Il carcere di Bollate era lo stesso penitenziario nel quale Bozzoli aveva annunciato di volersi costituire nelle 48 ore successive alla condanna definitiva all'ergastolo del primo luglio.
Un nuovo testimone emerge
Nonostante la situazione, Bozzoli continua a proclamarsi innocente. Afferma che un testimone austriaco può scagionarlo. Questa nuova carta potrebbe cambiare le sorti del processo e della condanna di Bozzoli. Solo il tempo dirà se questa affermazione avrà un impatto sul suo caso.




