Strage a Casalotti, la paura della giustizia sommaria. «Il killer rischia di essere giustiziato»

Strage a Casalotti, la paura della giustizia sommaria. «Il killer rischia di essere giustiziato»
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un timore che aleggia tra gli inquirenti e gli stessi appartenenti alla comunità bengalese di Roma, dove da giorni si respira un'atmosfera di tensione e sgomento dopo l'eccidio di via Montiglio. Il sospettato, Hossain Shahadat, classe 1983, braccato dalla sera del delitto, rischierebbe di essere "giustiziato" dai suoi stessi connazionali per non avere rispettato i codici non scritti che regolano la convivenza, avendo sterminato un'intera famiglia, compresa una bambina di otto anni.

La voce, che si rincorre tra i residenti, è che nel Paese d'origine l'uomo non avrebbe avuto scampo, cercato e ucciso per un gesto così efferato; in Italia, però, la legge è un'altra e va rispettata, come ricordano alcuni esponenti della comunità che invitano a consegnare il fuggitivo alla polizia.

La testimonianza dell'unico superstite

«Ha ucciso tutta la mia famiglia», ha raccontato ai soccorritori il giovane Amir, ventenne figlio della coppia uccisa e unico sopravvissuto al massacro, mentre gli tamponavano le ferite davanti alla palazzina di Casalotti, periferia nord-ovest di Roma. Le sue parole, cariche di un dolore inaudito, sono state le prime a gettare luce sulla dinamica dell'agguato: «Mi stava aspettando per ammazzarmi», ha ripetuto il ragazzo, ricoverato in prognosi riservata al Policlinico Gemelli ma non in pericolo di vita.

Amir ha raccontato di essere rientrato dal lavoro e di essersi trovato di fronte l'amico di famiglia, il quale, dopo aver occultato i cadaveri in casa, lo avrebbe aggredito alle spalle, scatenando una violenta colluttazione che si è protratta fino alle scale del condominio.

La dinamica e il salvataggio in extremis

Secondo le ricostruzioni investigative, il massacro si sarebbe consumato in più fasi. La madre, Jahan Hosne Momotaj, 38 anni, e la piccola Islam Arowa, di otto, sarebbero state uccise per prime, seguite dal padre, Kamal Uddin, 40 anni, rientrato poco dopo. Il killer avrebbe poi tentato di ripulire la scena con la candeggina, nascondendo i corpi in vari punti dell'appartamento per tendere un agguato al figlio maggiore. A salvare il ventenne è stato l'intervento di tre passanti che, sentendo le urla, sono accorsi mentre l'assassino, brandendo la mannaia, lo colpiva in strada.

Vedendo le persone avvicinarsi e i vicini affacciarsi alle finestre, il fuggitivo ha desistito e si è dato alla fuga a piedi.

La pista passionale e la caccia all'uomo

Gli inquirenti, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, stanno seguendo con convinzione la pista del movente passionale. Shahadat, che secondo quanto emerso aveva moglie e figli in Inghilterra, orbitava da tempo intorno alla famiglia e aveva una relazione con la donna, tanto che il marito, Kamal, arrabbiato per la situazione, aveva chiesto una riunione alla comunità pochi giorni prima per allontanarlo.

La caccia all'uomo, che si avvale anche dell'impiego di droni e del monitoraggio delle telecamere di sorveglianza, si sta estendendo in tutta Italia; un blitz a bordo di un Frecciarossa alla stazione di Bologna, effettuato dopo una segnalazione, si è rivelato infruttuoso. La polizia ha diffuso fotografia e nome del ricercato, invitando chiunque abbia informazioni a contattare il numero della Squadra mobile.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.