Strage di Casalotti, il presunto killer è dirigente del partito Bnp: la caccia all'uomo tra coperture politiche e silenzi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Non accennano a placarsi orrore e clamore sulla strage di Casalotti, consumatasi venerdì scorso nella periferia nord-ovest di Roma, dove i coniugi Uddin e la loro figlia Arowa, di appena otto anni, sono stati sterminati a colpi di mannaia, mentre il figlio maggiore della coppia, unico sopravvissuto, è rimasto gravemente ferito.
E intanto, la caccia al killer per catturare Shahadat Hossain, il quarantatreenne bengalese presunto autore del brutale triplice omicidio, prosegue senza sosta, estesa dalle campagne romane fino alle frontiere e al Regno Unito, con gli investigatori che scandagliano ogni suo movimento e ogni suo contatto.
La vicenda, già di per sé drammatica per la ferocia e la gratuità della violenza, si arricchisce però di un elemento inquietante che ne complica ulteriormente la ricostruzione: Hossain non è un immigrato qualunque, bensì un dirigente di un importante partito di governo del Bangladesh, e proprio i suoi contatti politici potrebbero averlo aiutato a sfuggire all'arresto, gettando un'ombra sinistra sulle modalità della sua latitanza.
Il ruolo politico e le coperture nella fuga
La svolta investigativa, riportata da fonti giornalistiche, emerge da un post pubblicato su Facebook dallo stesso ricercato lo scorso 12 maggio, nel quale Hossain dichiarava apertamente: "Sono responsabile dell'organizzazione del partito chiamato Bnp". Il riferimento è al Bangladesh Nationalist Party, una delle principali forze politiche del paese asiatico, la cui influenza si estende anche alle comunità di emigrati all'estero.
Questo tassello, apparentemente secondario, ha spinto gli inquirenti a valutare con attenzione la rete di relazioni del sospettato, ipotizzando che la sua posizione all'interno del partito possa avergli garantito una rete di protezione e copertura durante la fuga, rendendo più complessa la sua cattura e alimentando il sospetto che non si sia mosso da solo.
La sua figura, insomma, si staglia ora in una dimensione ben più ampia di quella del semplice disperato o del criminale comune, suggerendo che dietro la sua scomparsa possano esserci dinamiche che vanno oltre la mera volontà di sottrarsi alla giustizia.
La dinamica dell'omicidio e il movente economico
Sul movente del triplice omicidio, gli investigatori stanno vagliando diverse piste, sebbene le prime ricostruzioni degli inquirenti e le testimonianze dei familiari delle vittime indichino con forza una causa legata a questioni economiche. Il fratello dei coniugi Uddin, intervistato dagli investigatori, ha dichiarato che Shahadat Hossain si sarebbe recato nell'appartamento di via Montiglio con l'intenzione di ottenere denaro, forse per saldare debiti o per ottenere un prestito che gli era stato negato.
Un semplice, tragico pretesto che avrebbe innescato la furia omicida dell'uomo, il quale, non riuscendo a ottenere ciò che chiedeva, avrebbe impugnato la mannaia scatenando l'ecatombe. La ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, trova conferma nella dinamica degli eventi: padre, madre e la piccola Arowa sono stati uccisi senza alcuna pietà, mentre il figlio maggiore, seppur gravemente ferito, è riuscito a sopravvivere e potrebbe fornire elementi utili, una volta ristabilitosi, per ricostruire con esattezza i momenti precedenti alla strage.
La caccia all'uomo e lo stato di tensione nella Capitale
Da quando il volto di Shahadat Hossain, con il suo cappellino da baseball calato sulla fronte e la maglietta blu a righe sottili, è impresso sui monitor delle forze dell'ordine e sugli schermi degli smartphone dei romani, nella Capitale è scattata una vera e propria caccia all’uomo psicologica. Ogni segnalazione, ogni falso allarme, ogni ombra sospetta nelle stazioni o nei parchi pubblici alimenta un clima di profonda apprensione, con la polizia costantemente impegnata a setacciare le campagne e le periferie.
Il timore che l'uomo possa essere ancora nascosto in qualche angolo della città, oppure che abbia già varcato i confini nazionali approfittando di una rete di contatti ben organizzata, tiene alta la tensione, mentre gli investigatori analizzano approfonditamente i luoghi che era solito frequentare e i suoi spostamenti.
La sua elusività, unita alla scoperta del suo ruolo politico, trasforma una drammatica vicenda di cronaca nera in un caso dai contorni ancora più oscuri, dove la ricerca di giustizia per le tre vittime si intreccia con le ombre di possibili coperture internazionali e con i silenzi di chi potrebbe sapere ma non parla.




