Lukashenko esclude Meloni dalla mediazione con Mosca: «È una donna, non può»
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Redazione Interno
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A dare notizia delle dichiarazioni, riportate dall’agenzia di Stato bielorussa BelTA, è stato lo stesso Lukashenko al termine di un vertice ad Astana, dove ha riassunto il contenuto della telefonata avvenuta il 24 maggio scorso. Una conversazione, quella con Macron, nata sotto il segno della preoccupazione del presidente francese riguardo a un possibile coinvolgimento diretto di Minsk nel conflitto; preoccupazione che il leader bielorusso ha subito cercato di fugare, assicurando di non avere «alcuna intenzione di entrare in guerra».
Perché mai dovrei?, ha dichiarato in sostanza Lukashenko, specificando poi che le esercitazioni nucleari congiunte con Mosca – oggetto delle domande di Macron – rappresentano unicamente una risposta deterrente a un’eventuale aggressione ai confini della Bielorussia.
L’«aksakal» e i «giovani» leader europei
È nella parte centrale del racconto, tuttavia, che emergono le affermazioni destinate a sollevare un polverone diplomatico. Nel riferire il consiglio dato a Macron, Lukashenko ha utilizzato il termine “aksakal” – traducibile come il “saggio del villaggio” o il decano – per indicare come il capo dell’Eliseo, grazie alla sua longevità sulla scena politica, sia l’unico a poter guidare un negoziato “da uomo a uomo” con Vladimir Putin.
«Chi altri c'è?», si è domandato il leader bielorusso, scartando uno per uno gli altri leader continentali: il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer sarebbero, a suo giudizio, politici troppo giovani e acerbi per reggere un peso simile.
La «premier donna» fuori dai giochi
Il ragionamento, però, ha preso una piega ben più netta quando il presidente bielorusso si è soffermato sull’Italia. «In Italia c'è una donna primo ministro», ha ricordato Lukashenko, aggiungendo testualmente: «Cosa, volete davvero affidare questi compiti a una donna?».
Un’affermazione chiara, quella riportata dall’agenzia BelTA, con cui ha di fatto escluso Giorgia Meloni – senza neppure nominarla direttamente in alcuni passaggi – da qualsiasi ipotetico tavolo di mediazione tra Europa e Russia, liquidando la questione con un giudizio di fondo basato esclusivamente sul genere.
La frase, pronunciata nel contesto di un appello a Macron affinché si muova («Tu sei l’aksakal, comincia a muoverti»), trasforma la premier italiana in una figura inappropriata per la durezza della trattativa, secondo una logica che ha immediatamente fatto definire le parole del leader bielorusso come sessiste dagli osservatori politici.
La telefonata e l’invito al faccia a faccia
Oltre ai commenti sulla premier, la telefonata ha offerto spunti concreti sulla posizione della Bielorussia. Lukashenko ha riferito di aver detto a Macron che, se Parigi fosse veramente interessata alla pace, avrebbe potuto raggiungere Minsk in occasione del recente vertice della Comunità Politica Europea a Erevan. «Venite, sedetevi e parlate apertamente da uomo a uomo», ha dichiarato Lukashenko, rivolgendo al presidente francese l’invito a organizzare un incontro che coinvolgesse anche Vladimir Putin.
Dal canto suo, Macron avrebbe risposto di non escludere a priori un simile vertice, sebbene abbia precisato di dover prima consultare gli alleati europei. Per Lukashenko, insomma, la via della diplomazia dovrebbe passare per un confronto diretto tra uomini di potere, un percorso nel quale, a suo avviso, figure come quella della presidente del Consiglio italiana non hanno titolo per partecipare.




