Milano piange Chiara Costanzo, il padre: «Chi non rispetta le regole cambi lavoro»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un silenzio denso, spezzato solo dai singhiozzi, è calato nella Basilica di Santa Maria delle Grazie durante l'ultimo saluto a Chiara Costanzo, la sedicenne travolta dalle fiamme nel locale "Le Constellation" a Crans Montana. Mentre una folla sterminata, che si è riversata anche all'esterno, ascoltava le parole strazianti della sorella Elena, il dolore privato della famiglia si è trasformato in una pubblica e ferma richiesta di giustizia. La giovane, con una voce rotta dall'emozione, ha rivolto alla sorella scomparsa un commiato carico di amore e di una rabbia sconfinata: «Sono così arrabbiata che sei andata via da questa terra a 16 anni perché volevi festeggiare il Capodanno», ha detto, ricordando il sorriso di Chiara e la sua capacità di rialzarsi dopo ogni errore. La tragedia, che ha strappato una vita nel fiore degli anni, ha trovato spazio anche per un accorato intervento della senatrice a vita Liliana Segre, la quale, prima di entrare in chiesa, ha confidato la propria vicinanza ai genitori con parole asciutte e potenti: «Non ho parole per il dolore dei genitori, si può sopportare da figlia, ma non da madre».

La ricerca della verità oltre il lutto

Tra le autorità presenti, come il sindaco Beppe Sala e il ministro dell'Istruzione, si è levata con forza la voce del padre di Chiara, la quale ha scavalcato il confine del cordoglio per approdare a un terreno di precise responsabilità. Con un tono pacato ma risoluto, l'uomo ha lanciato un appello che risuona come un monito per le indagini in corso: «Chi ha calpestato le regole a Crans Montana cambi mestiere». Una dichiarazione che, al di là della sofferenza personale, mira dritta al cuore delle dinamiche che hanno portato alla strage, sollecitando un esame rigoroso delle norme di sicurezza eluse. Ha quindi aggiunto di voler chiedere rassicurazioni personali al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a sottolineare come la questione debba essere seguita ai massimi livelli istituzionali, affinché simili orrori non si ripetano e si faccia piena luce sulle cause.

Un addio che interroga le coscienze

La cerimonia, nella sua solennità, è trascorsa senza enfasi retoriche, concentrandosi sul vuoto incolmabile lasciato dalla studentessa. Le parole della sorella, che ha ricordato il carattere socievole e la serenità domestica di Chiara, hanno dipinto il ritratto di un'adolescente con tutta la vita davanti, spenta in un attimo. Quel «non dovevi nemmeno essere lì», pronunciato con angoscia, racchiude l'assurdità di una morte evitabile e getta un'ombra su scelte e controlli che, evidentemente, sono venuti meno. L'intera vicenda, pertanto, si sta configurando non come una semplice fatalità, ma come un caso dai forti risvolti giudiziari, dove le inchieste dovranno accertare ogni negligenza e stabilire le conseguenti responsabilità penali.

Il percorso verso la giustizia

Ora, mentre le indagini svizzere e italiane procedono per ricostruire l'esatta dinamica dell'incendio e le eventuali omissioni, la famiglia Costanzo si appresta a percorrere il difficile cammino che separa il lutto dalla verità giudiziaria. La determinazione paterna, espressa con quella frase così netta sul cambio di mestiere per i responsabili, indica chiaramente che non ci si accontenterà di semplici condoglianze. La politica, chiamata in causa direttamente, è tenuta a dare risposte concrete. L'epilogo di questa tragedia, dunque, non si è scritto tra i banchi della basilica, ma si sta delineando negli uffici degli investigatori e nei palazzi del governo, dove la richiesta di chiarezza e di rigore si fa ogni giorno più pressante.

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