L'ultimo viaggio delle giovani vittime di Crans-Montana, il Comune ammette le gravi mancanze
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Redazione Interno
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Un silenzio carico di dolore ha accolto questo pomeriggio l’arrivo del volo di Stato che ha riportato in Italia cinque delle sei giovanissime vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana. Il C-130 dell’Aeronautica Militare, decollato da Sion, è atterrato intorno alle 11.50 a Milano Linate, dove ad attendere i feretri delle famiglie straziate c’erano anche le autorità locali. I corpi di Chiara Costanzo e Achille Barosi, entrambi sedicenni milanesi, sono stati quindi trasferiti via terra nel capoluogo lombardo, mentre quello del coetaneo Giovanni Tamburi ha proseguito per Bologna. Genova ha invece accolto Emanuele Galeppini, che di anni ne avrebbe compiuti diciassette a breve, completando un repatriamento che ha visto l’ultima salma, quella di Riccardo Minghetti, raggiungere direttamente Roma Ciampino. Una macabra processione, segnata da una tragedia che ha sconvolto il Paese e che ora inizia a rivelare, nelle dichiarazioni delle istituzioni elvetiche, profili di responsabilità precise e inquietanti.
Le ammissioni dal municipio svizzero
Proprio mentre le bare varcavano i confini nazionali, a Crans-Montana il sindaco Nicolas Feraud, durante una conferenza stampa, ha fatto quello che pochi si aspettavano in tempi così rapidi: ha assunto pubblicamente le responsabilità del Comune. Pur avendo effettuato, come sottolineato in un comunicato, oltre quattordicimila controlli antincendio nel solo 2025, l’amministrazione locale ha riconosciuto “gravi mancanze” riguardo al locale “Le Constellation”, teatro della strage. In particolare, è stato ammesso che sul fatale esercizio non è stato eseguito alcun controllo periodico dal lontano 2020, un vuoto ispettivo di cinque anni che getta un’ombra lunga sulle dinamiche che hanno portato al rogo. Un’assenza di verifiche, quelle che forse avrebbero potuto scovare le criticità poi esplose nella notte di San Silvestro, che oggi suona come un’ammissione colpevole di fronte ai quaranta morti e ai centosedici feriti.
Il contesto di una tragedia annunciata
Quelle parole, seppur necessarie, arrivano come un macigno per i parenti delle vittime, alle prese con un lutto impossibile da elaborare. L’incendio, divampato in un luogo di festa e di aggregazione, ha infatti mostrato tutta la sua ferocia proprio contro i più giovani, tra cui i sei italiani la cui vita è stata stroncata in modo così brutale. Le indagini, che ora si concentrano sulle precise cause tecniche del disastro e sulle eventuali responsabilità penali, non possono prescindere da questa clamorosa falla nel sistema di prevenzione comunale. Un dettaglio, quello del controllo mai effettuato, che trasforma la tragedia da fatalità a possibile conseguenza di una negligenza istituzionale, aggiungendo livelli di amarezza a una vicenda già intrisa di sofferenza.
Il percorso verso la verità giudiziaria
La strada per accertare le colpe è ancora lunga e tortuosa, ma le prime dichiarazioni dal municipio di Crans-Montana costituiscono senza dubbio un punto di svolta fondamentale. Se ne saprà di più, probabilmente, nelle prossime settimane, quando gli investigatori svizzeri avranno completato le loro analisi sulla struttura e sulla dinamica delle fiamme. Intanto, in Italia, le procure di competenza potrebbero avviare accertamenti paralleli per tutelare i diritti delle vittime, in un caso che ha visto coinvolti minorenni in viaggio all’estero. Quel che è certo è che il dolore privato delle famiglie si è scontrato, in questi giorni, con la cruda evidenza dei fatti amministrativi, i quali dipingono un quadro di trascuratezza che ha preceduto, e forse consentito, la catastrofe. La ricerca della verità, adesso, procede su due binari paralleli: quello umano, segnato dal ritorno a casa di chi non avrebbe mai dovuto morire, e quello giudiziario, che dovrà fare piena luce su ogni omissione.




