Crans Montana, la cassa imbracciata da Jessica e le planimetrie della veranda nella bufera dell'inchiesta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dettagli crudi, che emergono dalle carte e dalle immagini, si aggiungono al mosaico straziante dell'incendio che nella notte di Capodanno ha raso al suolo la discoteca "Le Constellation" a Crans Montana, portando via con sé quaranta esistenze, quasi tutte giovanissime. Tra le tessere di questa inchiesta complessa, che le autorità svizzere stanno pazientemente ricostruendo per assegnare le responsabilità di una tragedia annunciata, spiccano due elementi: le planimetrie per l'ampliamento della veranda del locale, depositate dai gestori Jacques e Jessica Moretti, e il filmato che immortala la donna, pochi istanti dopo lo scoppio delle fiamme, mentre fugge stringendo a sé la cassa. Una sequenza, quest'ultima, che non può non sollevare interrogativi sui movimenti immediatamente successivi al principio del disastro, mentre dentro, il panico e un'evacuazione resa forse più difficile da una struttura modificata, prendevano il sopravvento.

Il lungo addio alle giovani vittime

Nel frattempo, l'Italia e la Svizzera si sono unite in un unico, straziato, saluto alle vittime. A Lugano si sono svolti i funerali di Sofia Prosperi, quindicenne con doppio passaporto, originaria di Roma ma residente in Ticino, la più giovane tra le vittime italiane. A Milano, nella basilica di Sant'Ambrogio, si è celebrato il rito funebre per Achille Barosi, sedicenne milanese, mentre nella vicina basilica di Santa Maria delle Grazie si è pianta Chiara Costanzo, anche lei di quindici anni. Il padre Andrea, durante la cerimonia, ha dato voce al sentimento comune di una collettività ferita, dichiarando di essere stato abbracciato da tutta Italia e esprimendo una "sete di verità" perché simili fatti non si ripetano. A Roma, all'Eur, è stato l'ultimo viaggio per Riccardo Minghetti, sedicenne romano. Momenti di un lutto che non si chiude ma si trasforma, un tempo da attraversare tenendosi per mano, come suggeriscono le cronache di queste giornate strazianti.

Le parole dei superstiti e l'ombra dei controlli

Dalle testimonianze dirette, arrivate persino durante il cordoglio, affiorano i frammenti confusi di quella notte. Il nonno di un giovane superstite, amico di Achille Barosi, ha raccontato di come suo nipote Edoardo fosse uscito dal locale "in camicia bianca perché era denudato", mentre il suo amico non ce l'aveva fatta. Ha anche aggiunto, con la voce rotta dalla incredulità, di frequentare Crans Montana da trent'anni, trovando "incredibile quanto successo". Dichiarazioni che si sommano al peso delle indagini, le quali dovranno inevitabilmente accertare se e come le modifiche strutturali richieste – come l'ampliamento di quella veranda – abbiano influito sulla sicurezza dell'edificio, sulla capacità di deflusso in caso di emergenza e sul rispetto delle norme antincendio. I magistrati, che hanno già ascoltato i coniugi Moretti, considerati indagati, stanno esaminando ogni documento e ogni movimento antecedente e successivo al rogo.

Il percorso giudiziario verso la verità

L'inchiesta procede, dunque, su binari paralleli: da un lato la ricostruzione tecnica delle cause e delle dinamiche dell'incendio, con perizie scrupolose sulla struttura e sui materiali; dall'altro la trafila giudiziaria che scandaglia le azioni di tutti i soggetti coinvolti, gestori in primis. Il fatto che Jessica Moretti sia stata ripresa con la cassa non assume, di per sé, un significato univoco ma diventa un tassello da interpretare alla luce di altre prove. Quello che è certo è che, oltre all'immenso dolore per le vite spezzate, pesa ora la necessità impellente di fare chiarezza, affinché dalla devastazione di "Le Constellation" emerga almeno una verità giudiziaria solida, capace di rispondere alle domande delle famiglie e di indicare, senza ombra di dubbio, dove si siano annidati gli eventuali fallimenti che hanno permesso alla negligenza di incrociare il destino.

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