Ribelli in Siria, chi sono e cosa vogliono

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un anno fa, durante un'intervista, il comandante Abu Mohammed al-Jolani indicò la strada di fronte a sé e chiese: "Qui è dove comandiamo noi, vedete uno Stato islamico intollerante?" Il cronista ne prese atto: "Le ragazze vanno a scuola — scrisse —, le donne guidano, sul marciapiede si vedono persone che fumano." Tuttavia, i valori democratici e la società liberale sono un'altra cosa.

La caduta del regime di Bashar al-Assad e l'attuale frammentazione della Siria segnano un momento storico, ma lasciano il Paese in uno scenario di estrema complessità. Con la dissoluzione del potere centrale, la Siria sembra avviarsi verso una realtà fatta di entità autonome o semi-autonome, ciascuna controllata da diverse forze militari e politiche, rendendo concreta l'idea delle "sirie".

Il territorio è oggi diviso tra diverse fazioni: Hay’at Tahrir al-Sham (Hts), guidata da Abu Mohammad al-Jolani, che domina ampie porzioni del Nord-Ovest; le forze curde del Rojava, che gestiscono una struttura autonoma nella Siria nord-orientale; le forze filo-turche, rappresentate dal Governo siriano ad interim e dall'esercito nazionale siriano; ribelli locali, come il fronte sud di Dara’a, che integrano milizie druse e altre componenti; rifugiati del regime assadista, con Assad apparentemente fuggito verso la Russia, lasciando il primo ministro Mohammad Ghazi al-Jalali a fronteggiare simbolicamente il passaggio di potere.

La Siria del futuro sotto i ribelli jihadisti presenta scenari complessi. Aleppo, da sempre punto di incontro per le civiltà e con una lunga storia di diversità religiose e culturali, rimarrà così, secondo le parole di Abu Mohammad al-Jolani, pronunciate appena qualche giorno fa, dopo aver preso la seconda città della Siria. "Chiedo ai miei uomini – aveva continuato – di calmare i dubbi delle persone di tutte le comunità religiose.

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