Mir e Honda ai test: miglioramenti tangibili, ma la strada per la vetta resta lunga
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Redazione Sport
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Mentre i riflettori sui test di Sepang si accendevano sulle Ducati, che hanno confermato la loro competitività di gruppo piazzando cinque moto nelle primissime posizioni, Joan Mir, da parte sua, ha tracciato un bilancio onesto e pragmatico della prima uscita collettiva della MotoGP 2026. Il pilota spagnolo, che aveva guidato la classifica nella seconda giornata, ha vissuto una sessione conclusiva più complessa, chiusa al nono posto, quasi nove decimi dal tempo di riferimento stabilito da Alex Marquez. Quel che emerge, tuttavia, non è solo il divario cronometrico – peraltro comune a quasi tutti i costruttori non ducatisti – ma la posizione di Mir come punto di riferimento all'interno del box Honda, dato che ha preceduto di sette posizioni il compagno di squadra Luca Marini e di ben dieci il rookie Diogo Moreira. “Puntare alle Ducati sarebbe un errore, siamo lontani”, ha dichiarato il maiorchino, rifiutando facili illusioni e indicando una strada di lavoro che, necessariamente, dovrà guardare al progresso graduale piuttosto che al confronto diretto e immediato con le bicilindriche di Borgo Panigale.
I passi in avanti secondo Puig
Un approccio, il suo, che sembra trovare riscontro nelle parole del team manager Alberto Puig, il quale, pur ammettendo che non vi è stata “una rivoluzione”, ha evidenziato un clima decisamente positivo in casa Honda al termine delle tre giornate malesi. I tecnici giapponesi, infatti, hanno portato evoluzioni che hanno permesso alla RC213V di “funzionare meglio”, offrendo ai piloti nuove e più incoraggianti sensazioni. I miglioramenti, sebbene non abbiano ancora il potere di scardinare la gerarchia in pista, rappresentano un primo, fondamentale passo dopo stagioni difficili, gettando le basi per uno sviluppo che mira a recuperare terreno nel corso del campionato. Proprio riguardo al futuro della squadra, Puig ha poi toccato il tema del mercato piloti, smentendo accordi già definiti ma lasciando intendere che la casa dell’ala dorata è pronta a muoversi quando sarà il momento, con un occhio ovviamente rivolto a nomi di alto profilo.
L'identità rinnovata della Fireblade in SBK
Parallelamente al mondo della MotoGP, anche il programma Superbike di Honda HRC si è mosso per la stagione 2026, svelando le nuove livree delle CBR1000RR-R che saranno guidate da Jake Dixon e Somkiat Chantra. La scelta cromatica, un tricolore che intensifica le tonalità di rosso e blu, non è affatto casuale: si tratta di un preciso richiamo all'identità storica del reparto corse, una livrea iconica che unisce le diverse squadre HRC impegnate nelle competizioni mondiali. Una mossa che, al di là dell’estetica, vuole segnalare una rinnovata coesione e determinazione. La squadra, che si affiderà a due piloti considerati scommesse per il futuro, aveva anche valutato la possibilità di ingaggiare Toprak Razgatlioglu, il quale – se non fosse approdato in MotoGP – avrebbe potuto tentare l’impresa di vincere il titolo mondiale con un terzo costruttore differente.
La sfida su più fronti
Il quadro che emerge dai test, dunque, delinea una Honda impegnata su un duplice fronte: da una parte, il lavoro meticoloso in MotoGP per restringere un gap che rimane consistente, affidandosi alla costanza di Mir e alla pazienza di un percorso di sviluppo; dall’altra, la scommessa in Superbike con una line-up giovane e una veste grafica che intende riscoprire e rilanciare l'eredità sportiva del brand. Due progetti distinti, che condividono la stessa necessità di risalita dopo periodi non esaltanti, e che puntano su tempi lunghi e miglioramenti incrementali, piuttosto che su soluzioni miracolistiche. I risultati dei test di Sepang, con i loro alti e bassi, hanno fornito una fotografia nitida della strada ancora da percorrere, ma anche dei primi, concreti segnali di reazione.




