Morti nelle Rsa di Firenze: il caso delle intossicazioni alimentari e i silenzi dell’azienda

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tre decessi e 114 casi di intossicazione alimentare in quattro strutture residenziali per anziani (Rsa) gestite dalla società Sereni Orizzonti a Firenze e provincia hanno scatenato un acceso botta e risposta tra l’azienda e i familiari delle vittime. La vicenda, che ha portato a un’inchiesta dei carabinieri del Nas, è emersa dopo che alcuni ospiti delle strutture hanno manifestato gravi disturbi gastrointestinali, culminati in ricoveri d’urgenza e, in alcuni casi, nella morte.

Lucia Samuelli, figlia di Gianpiero, 88 anni, deceduto dopo essere stato ricoverato per gastroenterite, racconta di essere stata avvisata solo alle 6 del mattino del 10 febbraio da un’infermiera della Rsa Villa Desiderio di Settignano. Poche ore dopo, una chiamata dal pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Nuova le comunicava che il padre era entrato in coma. Quando Lucia è arrivata in ospedale, Gianpiero era già morto. «Non ci hanno dato spiegazioni — dice —, ci hanno tenuti all’oscuro di tutto».

La società Sereni Orizzonti, che gestisce le quattro strutture coinvolte, ha inviato una mail ai familiari e agli amministratori di sostegno pochi giorni dopo i fatti, riferendosi a una «possibile contaminazione avvenuta nella cucina del centro di cottura» della Rsa Monsignor Mansueto di Pelago. Nel messaggio, si parlava di «disturbi gastrointestinali» e dell’attivazione di «procedure preventive per limitare l’aumento dei casi». Tuttavia, secondo i familiari, le informazioni sono arrivate con notevole ritardo, lasciando spazio a dubbi e sospetti sulla trasparenza dell’azienda.

I carabinieri del Nas, perquisendo le strutture, hanno sequestrato documenti e campioni di cibo per accertare le cause dell’intossicazione. Nel frattempo, l’amministratore delegato di Sereni Orizzonti, Gabriele Meluzzi, ha diffuso un comunicato in cui chiede di «ridurre il clamore mediatico» e afferma che l’azienda ha seguito «correttamente norme e procedure», pur ammettendo che «l’errore umano è sempre possibile».

Alcune famiglie, insoddisfatte delle spiegazioni ricevute, stanno valutando di richiedere la riesumazione dei corpi per ulteriori accertamenti. La rabbia dei parenti è alimentata non solo dai decessi, ma anche dai tempi e dai modi in cui sono stati informati, con ritardi e comunicazioni spesso vaghe.

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