Libri distrutti dall’intelligenza artificiale: il caso del destructive scanning
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Redazione Esteri
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Libri distrutti dall’intelligenza artificiale sono al centro di un fenomeno che riguarda gli acquisti di grandi quantità di volumi da parte delle aziende che sviluppano sistemi di IA. Le società tecnologiche stanno comprando milioni di libri per utilizzare i contenuti nel processo di addestramento dei modelli, ma alcuni volumi vengono poi eliminati attraverso il cosiddetto “destructive scanning”, una procedura che permette di analizzare rapidamente il testo dei libri intervenendo direttamente sulle copie fisiche. Il caso sta attirando attenzione perché coinvolge anche libri antichi e materiali pubblicati prima del 2022, considerati particolarmente preziosi per la qualità della scrittura.
Perché i vecchi libri interessano alle aziende di intelligenza artificiale
I libri più datati sono diventati una risorsa ricercata dalle aziende di intelligenza artificiale perché contengono testi prodotti dagli esseri umani senza contaminazioni o aiuti da parte delle macchine stesse. Secondo quanto riportato nelle informazioni disponibili, per migliorare le capacità dei chatbot di IA servono contenuti con strutture linguistiche complesse e una qualità elevata. Questo rende particolarmente interessanti opere pubblicate prima della diffusione degli strumenti generativi, comprese prime edizioni, libri di storia naturale, resoconti di viaggio e volumi storici.
Nella bottega di Pieter de Vries, nel centro storico di Haarlem, questa attenzione verso i libri antichi si incontra con un’attività tradizionale basata sulla vendita di mappe, stampe e illustrazioni del Cinquecento e del Seicento. De Vries, sessantenne olandese, tratta anche libri rari come una storia di Roma stampata nel 1558 e diversi volumi legati alla storia e ai viaggi. Nella sua attività quotidiana la vendita media riguarda un solo libro, un ritmo molto distante dall’aumento improvviso registrato da altri piccoli venditori indipendenti.
Gli acquisti anomali dei librai online e il fenomeno delle grandi quantità
Tra le testimonianze riportate emerge anche quella di un piccolo libraio indipendente che, da aprile 2026, ha visto cambiare rapidamente il volume delle proprie vendite. Gli acquisti sono passati da circa 20 libri alla settimana a diverse centinaia, pur senza un rapporto diretto con aziende di intelligenza artificiale. Il libraio continua infatti a vendere attraverso portali online che svolgono il ruolo di intermediari, ma ha notato caratteristiche negli ordini che considera sospette rispetto alla normale attività commerciale.
Il possibile collegamento tra questi acquisti e i centri di sviluppo dell’intelligenza artificiale riguarda la necessità di ottenere grandi quantità di materiale scritto da utilizzare nei sistemi di addestramento. Le informazioni disponibili indicano che le società di IA ricorrono all’acquisto dei volumi per recuperare contenuti di qualità e che, in alcuni casi, il processo può portare alla distruzione fisica dei libri dopo la scansione. Il “destructive scanning” viene descritto come un metodo che prevede la vivisezione di ogni volume per procedere più rapidamente nell’acquisizione dei testi.
Il destructive scanning e il valore dei libri pubblicati prima del 2022
Il caso dei libri distrutti per addestrare l’intelligenza artificiale nasce quindi dall’incontro tra due esigenze diverse: da una parte la conservazione di opere rare e storiche, dall’altra la ricerca di nuovi materiali per sviluppare sistemi capaci di comprendere e generare linguaggio. I vecchi libri attirano l’interesse delle aziende tecnologiche perché rappresentano una raccolta di testi complessi prodotti prima dell’era dell’IA generativa. Le informazioni riportate collegano questo interesse alla necessità di alimentare i chatbot con esempi linguistici ricchi e articolati.
Le testimonianze dei librai e il riferimento alle procedure di scansione distruttiva mostrano un cambiamento nel rapporto tra libri fisici e tecnologie digitali. Volumi che per decenni hanno avuto valore storico, culturale o collezionistico vengono considerati anche come fonti di dati utili ai sistemi di intelligenza artificiale. La crescita improvvisa di alcuni acquisti e il ricorso al destructive scanning hanno portato il fenomeno all’attenzione, mettendo al centro il destino dei libri utilizzati per l’addestramento delle nuove tecnologie.
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