Destructive scanning: l’IA compra milioni di libri e li distrugge

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il destructive scanning è il nuovo fenomeno legato all’intelligenza artificiale che prevede l’acquisto di milioni di libri, la loro distruzione fisica e la successiva scansione per trasformare il contenuto in dati utilizzabili dalle macchine. Le aziende di IA stanno utilizzando volumi cartacei come materiale per addestrare sistemi capaci di scrivere, rispondere alle domande e generare nuovi contenuti. I libri non vengono bruciati come nella distopia descritta da Fahrenheit 451, ma vengono smontati per essere assimilati dai sistemi digitali che imparano attraverso grandi quantità di testi.

Il processo del destructive scanning consiste in una vera e propria separazione del libro cartaceo dai suoi elementi fisici. I volumi acquistati vengono privati della rilegatura attraverso il taglio del dorso, poi le pagine vengono inserite in macchinari che procedono alla scansione parola per parola e alla conversione in file digitali. Questo metodo consente di trasformare rapidamente grandi quantità di materiale scritto in archivi utilizzabili per l’addestramento dell’intelligenza artificiale, anche se comporta la perdita definitiva della copia cartacea sottoposta al procedimento.

Il progetto di Anthropic e la scansione di milioni di volumi

Tra le operazioni legate a questa pratica viene citato Project Panama, un’iniziativa riservata portata avanti da Anthropic, la startup che ha creato l’intelligenza artificiale Claude. Il progetto riguarda l’acquisto di grandi quantità di libri usati, successivamente sottoposti al processo di smontaggio e scansione per fornire nuovo materiale alle macchine. L’immagine descritta è quella di enormi magazzini pieni di volumi acquistati a pochi centesimi e trasformati progressivamente in dati digitali attraverso scanner ad alta velocità.

La vicenda coinvolge in particolare il rapporto tra intelligenza artificiale ed editoria, perché i libri diventano una risorsa necessaria per migliorare la capacità dei chatbot di comprendere e produrre linguaggio. Da un lato ci sono persone che cercano di conservare e raccogliere i volumi più importanti, anche quelli antichi o rari, mentre dall’altro le aziende tecnologiche utilizzano gli stessi oggetti come materiale da cui estrarre informazioni. Il valore del libro cambia quindi prospettiva: da oggetto da custodire diventa anche una fonte di dati per sistemi automatici.

Libri cartacei trasformati in dati per l’intelligenza artificiale

Il fenomeno del destructive scanning apre un nuovo capitolo nel confronto tra tecnologia e patrimonio librario. Le aziende di IA acquistano i libri per alimentare il cosiddetto “cervello digitale”, con l’obiettivo di rendere più fluidi il linguaggio e le risposte generate dai chatbot. La trasformazione avviene attraverso un passaggio radicale: il contenuto scritto viene separato dal supporto originale e trasferito in formato digitale, dove può essere elaborato dalle macchine.

L’attenzione verso questa pratica nasce anche dal fatto che il processo riguarda volumi che possono avere un valore storico o culturale. La scansione distruttiva non punta a limitare la diffusione della cultura, ma utilizza i testi come materiale per l’apprendimento dei sistemi di intelligenza artificiale. Il risultato è un cambiamento nel modo in cui i libri vengono considerati all’interno dell’evoluzione tecnologica, perché la loro funzione non è più soltanto quella di conservare conoscenza per i lettori, ma anche quella di fornire informazioni ai modelli digitali.

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