Mercato immobiliare senza pace: i tassi dei mutui continuano a crescere
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Redazione Economia
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Non c’è tregua per le famiglie che, in Italia, cercano di accedere al credito per l’acquisto della prima casa o per rinegoziare un finanziamento già in essere. Nonostante i recenti e attesi tagli dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea, il costo del denaro per chi deve comprare un immobile, dopo anni di rialzi legati all’impennata inflazionistica, non accenna a scendere ai livelli pre-crisi. Una situazione di stallo, questa, che sta mettendo in seria difficoltà un’ampia fetta di potenziali acquirenti, i quali vedono allontanarsi il sogno dell’abitazione di proprietà o si trovano a dover sostenere oneri finanziari ben più gravosi di quanto preventivato solo qualche stagione fa.
I dati della Banca d'Italia confermano la tendenza
A fotografare con precisione questo andamento, poco rassicurante per chiunque stia valutando un investimento di tale portata, sono i numeri diffusi dalla Banca d’Italia relativi al mese di ottobre. Il tasso annuo effettivo globale medio, quello che include tutte le spese accessorie e fornisce la misura più veritiera dell’onere complessivo, per i nuovi mutui ipotecari ha toccato il 3,73%, registrando quindi un ulteriore incremento rispetto al 3,71% del settembre precedente. Un movimento, seppur lieve in termini percentuali, che si inserisce in una parabola ascendente ormai consolidata e che riflette la struttura attuale del mercato del credito. La quasi totalità delle nuove operazioni, infatti, si conclude oggi con la sottoscrizione di mutui a tasso fisso, una scelta dettata dalla volontà di proteggersi da future incertezze; il parametro che ne determina il costo, l’Interest Rate Swap (Irs), sta conoscendo una progressiva salita nel corso del 2025, trascinando con sé le condizioni applicate dalle banche.
Il contesto generale del credito al privato
Se da un lato il comparto immobiliare langue, l’aggregato dei prestiti al settore privato non familiare mostra invece segnali di vitalità. Sempre ad ottobre, corretti secondo la metodologia armonizzata europea, questi finanziamenti hanno fatto segnare una crescita dell’1,8% su base annua, un dato in miglioramento rispetto al +1,6% del mese di settembre. L’espansione è trainata da entrambe le componenti principali: da una parte, i prestiti alle famiglie – categoria nella quale rientrano anche, ma non solo, i mutui per la casa – sono aumentati del 2,2%; dall’altra, i finanziamenti alle imprese sono cresciuti dell’1,2%, mantenendo la stessa dinamica osservata nel periodo precedente. Una fotografia, questa, che delinea un sistema creditizio in movimento, ma dove gli oneri non si distribuiscono in maniera uniforme.
Dinamiche contrastanti tra tipologie di finanziamento
Proprio l’analisi disaggregata dei tassi applicati rivela un quadro articolato e, per certi versi, contrastante. Mentre per i mutui immobiliari si conferma la tendenza al rialzo, per altre forme di credito la direzione è opposta. Le nuove erogazioni di credito al consumo, ad esempio, hanno visto scendere il proprio Taeg medio al 10,07%, un alleggerimento se paragonato al 10,24% del mese prima. La situazione per le aziende appare più complessa e segmentata: il tasso di interesse medio sui prestiti alle imprese è salito, nel complesso, al 3,52% dal 3,38%. Tuttavia, scavando più a fondo, si nota come per finanziamenti di importo contenuto, fino a un milione di euro, il costo sia stato significativamente più alto, attestandosi al 4,11%; per operazioni di maggior entità, invece, le condizioni sono rimaste più favorevoli, con i tassi che si sono collocati in media al 3,16%.




