Al G7 di Évian il trilaterale Macron-Trump-Zelensky, il presidente Usa: «Mosca faccia un accordo, farò il possibile»
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Redazione Esteri
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Il vertice del G7 in corso a Évian, sulle rive del Lago di Ginevra, ha messo al centro del dibattito il conflitto ucraino e le sue ricadute sulla sicurezza del Vecchio Continente, con la giornata di oggi che ha segnato un momento di particolare intensità diplomatica.
Un incontro a margine delle sessioni ufficiali ha visto protagonisti il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente statunitense Donald Trump e il presidente francese Emmanuel Macron, riuniti in un trilaterale che ha catturato l'attenzione dei media internazionali e che, come riportato dalla testata ucraina The Kyiv Independent, rappresenta il primo faccia a faccia tra il leader di Kiev e quello della Casa Bianca dopo quasi quattro mesi di distanza.
Questo confronto, che era già stato anticipato dalla stampa come un momento cruciale, si inserisce in un contesto delicato, dove Kiev tenta con insistenza di rilanciare i negoziati con Mosca, attualmente in una fase di stallo e resi ancor più complessi dalla recrudescenza delle ostilità.
Il messaggio di Trump e la risposta di Zelensky
La tensione che aleggia sulle sponde del lago ha trovato un primo importante sfogo proprio durante questo vertice a tre, dove Trump ha espresso con il suo consueto linguaggio diretto la posizione americana, spingendo la Russia verso un accordo per porre fine alle ostilità.
Il presidente statunitense, ormai da più di un anno alla guida del paese e reduce da un'intensa attività diplomatica, ha definito l'incontro "molto positivo", rivelando poi ai giornalisti l'intenzione di tenere un nuovo faccia a faccia con Zelensky nel corso della stessa giornata, sottolineando come Mosca debba raggiungere un'intesa, data l'enormità delle perdite umane subite sia dai russi che dagli ucraini, una situazione definita dal tycoon come "assurda".
"Farò il possibile", avrebbe aggiunto Trump, assumendo su di sé un ruolo di primo piano nel tentativo di sbloccare la situazione e spingere verso una soluzione negoziata, mentre il portavoce del Cremlino, a margine dell'evento, replicava alle sollecitazioni ribadendo la posizione di Mosca.
Dal canto suo, il presidente ucraino Zelensky ha utilizzato la vetrina del G7 per ribadire con forza la necessità di un sostegno concreto all'Ucraina, in particolare per quanto riguarda la difesa aerea e il rafforzamento della pressione diplomatica ed economica su Mosca. In un post pubblicato su X, il leader ucraino ha delineato le priorità del suo paese, che includono un aumento delle forniture di missili e la produzione su licenza, un pacchetto di aiuti per affrontare il prossimo inverno e un'intensificazione delle sanzioni contro la Russia.
"L'obiettivo principale è rafforzare la difesa aerea dell'Ucraina e portare avanti la diplomazia affinché la Russia metta fine alla guerra", ha scritto Zelensky, ringraziando il presidente francese Macron e la premier italiana Giorgia Meloni per il sostegno e per le "forti idee su come costringere la Russia alla pace". Un segnale chiaro, questo, di come il fronte occidentale, nonostante le differenti sensibilità, appaia determinato a mantenere una linea unitaria.
Compattezza occidentale e sviluppi sul campo
Proprio la compattezza del Gruppo dei Sette è emersa come uno dei punti fermi della sessione di lavoro dedicata al conflitto ucraino. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche italiane, dal tavolo è scaturito un quadro di "forte compattezza" a sostegno di Kiev, articolato su tre direttrici principali: l'unità del gruppo, il rafforzamento del sostegno militare ed energetico, con una menzione particolare per la difesa aerea, e la conferma della linea di pressione su Mosca.
L'Italia, in questa cornice, avrebbe già stanziato un contributo di circa 30-35 milioni di euro per interventi sulle infrastrutture energetiche ucraine, segno tangibile dell'impegno concreto dei singoli stati membri. I bombardamenti russi delle ultime ore, d'altronde, sono stati letti come un'ulteriore prova della scarsa apertura al negoziato da parte del Cremlino, che al momento continua a non mostrare segnali di cedimento, mentre parallelamente il presidente Putin ha firmato il decreto per la convocazione delle elezioni della Duma di Stato, un appuntamento politico di rilievo.
Mentre i leader discutevano di pace e sanzioni, sul campo la guerra ha continuato a fare sentire il suo peso, con azioni militari che hanno inevitabilmente influenzato il clima del vertice. Zelensky, in un altro intervento sui social, ha rivendicato l'attacco ucraino contro una raffineria russa situata a circa 500 chilometri dal confine, un'operazione condotta con droni che il leader ucraino ha definito "la giusta risposta" agli attacchi russi e al perdurare di una guerra che deve finire.
La scelta di colpire in profondità il territorio russo, come dimostrato anche dal lancio di oltre 170 droni segnalato dal ministero della Difesa di Mosca, sembra essere parte di una strategia volta a dimostrare che la Russia non è in grado di dettare unilateralmente le condizioni per un eventuale cessate il fuoco e che Kiev possiede le capacità per rispondere con forza.
L'attacco, che ha danneggiato una struttura collegata alla principale raffineria della capitale russa, ha rappresentato un messaggio inequivocabile, giunto proprio mentre i grandi della terra discutevano del futuro dell'Ucraina, contribuendo a delineare un quadro complesso dove la diplomazia cerca di farsi strada tra gli scoppi delle esplosioni.




