Tokyo, la svolta imperiale che non cambia il trono: principesse salve, ma solo i maschi regneranno

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Tokyo si sta consumando una svolta storica, seppur parziale, per la più antica monarchia ereditaria del mondo. Il disegno di legge sulla successione imperiale, già approvato dalla Camera bassa e ora all'esame della Camera alta dove il suo varo è atteso a brevissimo, introduce due novità di portata epocale per la famiglia imperiale giapponese, ma conferma un paletto rimasto incrollabile per decenni: solo un uomo potrà sedere sul Trono del Crisantemo.

La riforma, che arriva dopo anni di dibattiti e pressioni demografiche, non apre le porte alla principessa Aiko, figlia unica dell'imperatore Naruhito, ma allarga significativamente il novero dei membri della casa imperiale, andando a recuperare undici linee cadette che erano state escluse dopo la seconda guerra mondiale. In sostanza, si salva la sopravvivenza della dinastia, ma si ribadisce con forza il principio della successione patrilineare, lasciando intatte le norme che impediscono a una donna di ereditare il trono.

La doppia novità della riforma: principesse e linee cadette

Il provvedimento, che ha superato il vaglio dello Shūgiin con un ampio consenso trasversale, agisce su due fronti distinti ma complementari. Il primo, e forse il più atteso dall'opinione pubblica, riguarda lo status delle principesse che scelgono di sposare un cittadino comune, un "borghese" come si dice in gergo: con la nuova legge, queste donne non saranno più costrette ad abbandonare la famiglia imperiale e a perdere il loro rango, ma potranno continuare a farne parte e a svolgere funzioni ufficiali per la casa regnante.

Il secondo pilastro della riforma è ancor più incisivo sul lungo periodo: si riammettono, infatti, i futuri discendenti maschi – purché celibi e con almeno quindici anni – di undici rami collaterali della dinastia che erano stati estromessi dalla successione nel 1947, all'indomani della sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale. Si tratta di una mossa che mira a contrastare la progressiva e allarmante riduzione del numero dei membri della famiglia imperiale, una questione diventata ormai una vera e propria emergenza demografica per l'istituzione.

La principessa Aiko e l'evento che accese il dibattito

Il destino della principessa Aiko, ventiquattrenne figlia dell'imperatore Naruhito e della imperatrice Masako, è stato al centro di un acceso confronto pubblico, testimoniato da un evento significativo che si tenne a Tokyo nel luglio del 2023. Quel giorno, un panel dal titolo emblematico "Aiko come erede al trono imperiale" riuscì a raccogliere quasi mille richieste di partecipazione per soli cinquecento posti disponibili, con persone arrivate da ogni angolo del Giappone per discutere per quattro ore del futuro della successione.

Il tema caldo era proprio l'ostacolo legislativo che impedisce ad Aiko, nonostante la sua posizione di figlia diretta del sovrano regnante, di essere considerata come possibile erede, a causa dell'interpretazione rigorosa della Legge sulla Casa Imperiale del 1947 che esclude le donne dalla successione. Quell'incontro, organizzato dalla società civile, dimostrò quanto il dibattito fosse sentito, anche se le soluzioni adottate dal parlamento hanno poi scelto una strada diversa da quella di una piena parità dinastica.

Il sondaggio e le scelte del parlamento

La riforma approvata dal parlamento giapponese, che segue un lungo iter iniziato con la presentazione del disegno di legge, arriva in un clima di opinione pubblica che sembrava propendere per soluzioni più radicali. Secondo un sondaggio condotto in quel periodo, circa il settanta per cento dei giapponesi si dichiarava favorevole a un allargamento delle basi della successione, pur con sfumature diverse su come attuarlo.

La scelta dei legislatori, tuttavia, è stata quella di percorrere la via più conservatrice e pragmatica: non toccare il principio della successione maschile, ma garantire la stabilità numerica della famiglia attraverso il reintegro di rami collaterali e la permanenza delle principesse coniugate. L'imperatore Naruhito, che ha sessantasei anni e siede sul trono come centoventiseiesimo sovrano della dinastia più antica del mondo, ha osservato il dibattito senza mai intervenire pubblicamente, in linea con il ruolo costituzionale di simbolo dello Stato che la Carta del Giappone gli attribuisce.

La legge, una volta approvata definitivamente dalla Camera alta come previsto, modificherà quindi la struttura della casa imperiale senza però scalfire il nucleo duro della normativa del 1947, che rimane ancorata a una visione tradizionale della trasmissione del potere.

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