Tebas contro Infantino: "Arrogante e inadeguato, si faccia da parte". E sul calcio mondiale tuona: "Troppo infantinismo"
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Redazione Sport
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Il presidente della Liga, Javier Tebas, non usa mezzi termini per definire il suo pensiero sul numero uno della Fifa, Gianni Infantino. In un'intervista rilasciata a 'la Repubblica', il dirigente spagnolo ha scagliato un attacco frontale contro il presidente dell'organo di governo del calcio mondiale, definendolo "arrogante e inadeguato" e sostenendo con forza che sia giunto il momento di farsi da parte.
Le parole di Tebas, che si è detto da tempo convinto dell'incapacità di Infantino di ricoprire quel ruolo, arrivano a pochi giorni dal fallimento del controverso progetto di privatizzazione dei Mondiali, un piano che secondo lo spagnolo avrebbe rappresentato un pericolo concreto per l'intero equilibrio del sistema calcistico.
Il progetto naufragato e la pressione sul calendario
Il piano di Gianni Infantino, che prevedeva la creazione di una controllata denominata FIFA Forward Enterprise attraverso cui vendere una quota del 20% dei diritti dei Mondiali, è stato ufficialmente accantonato. L'operazione, che avrebbe potuto fruttare all'organizzazione circa 3,65 miliardi di euro, si è scontrata con un muro di opposizione, in particolare da parte della Uefa.
Il fronte europeo, compatto, aveva minacciato di boicottare le competizioni Fifa, consapevole che senza il contributo delle principali nazionali europee il torneo iridato avrebbe perso gran parte del suo appeal sportivo e, di conseguenza, del suo valore economico. Tebas, nel suo intervento, ha sottolineato come l'iniziativa naufragata non fosse solo un tentativo di accentrare il potere, ma anche un pericoloso fattore di pressione su un calendario internazionale già congestionato, capace di mettere in ulteriore difficoltà i campionati nazionali e la loro sostenibilità nel tempo.
"Infantinismo": la denuncia di Tebas sul calcio moderno
Secondo il presidente della Liga, il male profondo del calcio contemporaneo ha un nome preciso ed è l'"infantinismo", una deriva che subordina tutto alla logica della monetizzazione a breve termine. Tebas ha criticato con veemenza la gestione del presidente della Fifa, che già in passato era stato al centro di polemiche per la sua presunta volontà di accentrare su di sé tutto il potere decisionale e per l'ostinazione con cui ha spinto per un ampliamento del calendario, pur di piazzare sul mercato un numero maggiore di partite.
Lo spagnolo ha tenuto a precisare di non essere nuovo a queste considerazioni, rivendicando una coerenza di pensiero che lo porta a ripetere da anni il suo giudizio negativo sull'operato di Infantino, supportato da fatti che, a suo dire, ne dimostrerebbero l'inadeguatezza.
Le rivelazioni del Times e lo stipendio da 30 milioni
A gettare ulteriore benzina sul fuoco delle polemiche nei confronti del presidente della Fifa hanno contribuito anche le recenti rivelazioni del quotidiano britannico 'Times'. Secondo quanto riportato dal giornale, il piano FIFA Forward Enterprise non solo avrebbe rappresentato una privatizzazione di fatto dell'evento più importante del calcio mondiale, ma avrebbe garantito a Gianni Infantino un compenso personale di oltre 30 milioni di euro, cifra alla quale si sarebbero aggiunti ulteriori bonus.
La notizia, che ha fatto rapidamente il giro del mondo, alimenta le critiche di chi accusa il dirigente svizzero di aver anteposto interessi personali e finanziari al bene del calcio. In questo contesto, le accuse di Tebas trovano un terreno fertile in un dibattito globale che vede sempre più spesso i presidenti delle leghe nazionali schierarsi contro le decisioni verticistiche della Fifa.
La rinuncia e il peso specifico delle nazionali europee
La domenica calcistica, oltre ai risultati delle amichevoli, ha dunque portato con sé la notizia della rinuncia della Fifa al progetto di privatizzazione, un piano che aveva trovato l'appoggio della famiglia Trump ma che si è infranto contro la ferma opposizione della Uefa. Senza la partecipazione delle nazionali europee, il Mondiale perderebbe la sua essenza, trasformandosi in un torneo di serie B dal punto di vista tecnico e sportivo.
La posizione di Tebas, per quanto dura e diretta, interpreta il sentimento di una parte importante del mondo del calcio, quella che vede nei campionati nazionali il cuore pulsante di un sistema che deve rimanere accessibile e legato alle proprie radici. Non è un caso che il dirigente spagnolo, nel suo affondo, abbia ricordato la figura di Franco Baresi, simbolo di un calcio in cui il gioco e i valori precedevano gli affari, contrapponendo idealmente quella filosofia alla deriva denunciata ai tempi di Infantino.
La critica di Tebas, che aveva già espresso le sue perplessità in altre occasioni, si inserisce così in un dibattito che sembra destinato ad animare i prossimi mesi dell'anno calcistico. Il fallimento del progetto di privatizzazione rappresenta una sconfitta politica per Infantino, che si trova ora a dover fare i conti con una credibilità messa in discussione non solo dai rivali europei, ma anche da figure di spicco del calcio continentale come lo stesso presidente della Liga.
La narrazione di un presidente della Fifa sempre più isolato e contestato, accusato di gestire l'ente con un pugno di ferro e di aver perso il contatto con le reali necessità del movimento, trova nelle parole del dirigente spagnolo una conferma, seppur parziale, di uno stato di tensione che non accenna a placarsi.
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