Milano-Cortina, primo caso di doping: positiva la biathleta Rebecca Passler
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Redazione Sport
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A soli quattro giorni dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina, il sistema antidoping registra il suo primo, e tutt’altro che desiderato, primato. L’atleta azzurra Rebecca Passler, biathleta altoatesina della classe 2001, è stata infatti trovata positiva a un controllo fuori competizione disposto da Nado Italia e effettuato lo scorso 26 gennaio. La sostanza rilevata nelle analisi è il letrozolo, farmaco che, pur non avendo di per sé proprietà dopanti e essendo prevalentemente utilizzato in ambito oncologico, può essere impiegato per modulare il profilo ormonale in contesti di assunzione di altre sostanze. La positività, che ha comportato l’immediata esclusione della atleta dalla squadra olimpica italiana da parte del CONI e una sospensione cautelare dall’attività disposta dal Tribunale Nazionale Antidoping, getta un’ombra inattesa sull’imminente kermesse sportiva e sulla carriera della giovane atleta, che avrebbe dovuto vivare la sua prima Olimpiade proprio in casa, nell’arena di Anterselva.
La posizione della Federazione e il sostegno all'atleta
Sulla vicenda è prontamente intervenuta la Federazione Italiana Sport Invernali, la quale, attraverso una nota ufficiale e le parole del presidente Flavio Roda, ha espresso la propria posizione. La FISI, che come ha ricordato “combatte da sempre in ogni modo l’utilizzo di sostanze proibite”, educando gli atleti sin dalla giovane età al rispetto delle regole, ha assicurato il massimo impegno per approfondire le dinamiche dell’accaduto. Pur nel rigore che la lotta al doping impone, la federazione ha voluto comunque precisare che supporterà l’atleta “in ogni sede”, delineando un approccio che cerca di coniugare la necessità di chiarezza e giustizia con un doveroso sostegno alla persona coinvolta in una vicenda dai risvolti personali e professionali così delicati.
Il possibile cambio in squadra e il caso Samuela Comola
L’esclusione di Rebecca Passler dalla squadra olimpica apre inevitabilmente un problema di carattere tecnico-organizzativo, spostando i riflettori su chi potrebbe prenderne il posto nella competizione. A finire sotto i riflettori, in questa situazione di emergenza, è la figura della biathleta Samuela Comola, indicata come la possibile sostituta per la spedizione di Cortina. Si tratta di un momento di particolare complessità per l’atleta, chiamata a raccogliere un testimone pesante in circostanze eccezionali e certamente non facili, mentre il mondo dello sport vive una di quelle imprevedibili svolte che mescolano delusioni cocenti a opportunità inaspettate.
Il contesto e le implicazioni del caso
Il caso, il primo di tali dimensioni in vista dell’appuntamento olimpico, riporta alla cronaca, in modo brusco, il tema sempre attuale del doping nello sport, dimostrando come i controlli, sempre più capillari e sofisticati, possano intercettare sostanze anche al di fuori del contesto agonistico immediato. La vicenda giudiziaria e sportiva che ora si apre coinvolgerà diversi attori, dal Tribunale Antidoping alla federazione stessa, in un iter che dovrà accertare le responsabilità e le cause della positività. Nel frattempo, l’Olimpiade italiana si appresta a iniziare con un episodio che ne offusca parzialmente l’anteprima, ricordando a tutti come l’etica della correttezza sportiva rappresenti una battaglia quotidiana e senza confini, i cui riflessi toccano non solo il risultato sportivo ma, profondamente, le vite degli atleti che di quello sport fanno la loro ragione di vita.




