Bonus casa 2026, aliquote differenziate e doppio taglio per i redditi alti
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Redazione Economia
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Il quadro delle agevolazioni fiscali per chi ristruttura casa si presenta, per l’anno in corso, come un mosaico di conferme e di novità, alcune delle quali destinate a incidere in maniera significativa sul beneficio effettivamente ottenibile dal contribuente. La legge di Bilancio per il 2026, la numero 199 del 2025, ha infatti prorogato le misure già in vigore nella precedente annualità, ma ha contestualmente blindato un meccanismo di riduzione progressiva che, di fatto, introduce un doppio taglio: da un lato le aliquote variano a seconda che si tratti o meno dell’abitazione principale, dall’altro scatta una limitazione aggiuntiva per i redditi più elevati -2-5. Il Fisco, attraverso la guida sulle ristrutturazioni edilizie pubblicata dall’Agenzia delle Entrate lo scorso febbraio, ha messo ordine in una materia divenuta sempre più complessa, cercando di offrire ai cittadini una bussola per orientarsi tra detrazioni, limiti di spesa e adempimenti burocratici -8.
L’impianto del bonus ristrutturazioni, che rappresenta il pilastro portante di queste agevolazioni, poggia su un principio cardine: la percentuale di detrazione Irpef è ancorata alla destinazione dell’immobile oggetto dei lavori. Per le spese sostenute nel 2026, il proprietario o il titolare di un diritto reale di godimento (come l’usufrutto) che effettui interventi sull’abitazione principale, quella cioè dove lui o i suoi familiari dimorano abitualmente, può contare su un’aliquota del 50 per cento -5-10. Questa maggiorazione, da applicarsi su un tetto di spesa che rimane fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, decade invece per tutti gli altri interventi, siano essi su seconde case, su abitazioni date in locazione o su immobili posseduti da semplici detentori, come inquilini o comodatari, per i quali l’aliquota scende al 36 per cento -1-4.
Non si tratta, tuttavia, dell’unico elemento di complessità. La normativa vigente, recependo le disposizioni della scorsa Manovra, ha introdotto un ulteriore criterio selettivo basato sul reddito. Per i contribuenti con un reddito complessivo superiore a 75.000 euro, è stato previsto un limite alle detrazioni, un tetto che varia in base alla composizione del nucleo familiare e che finisce per erodere ulteriormente il vantaggio fiscale -3-10. A questo si aggiunge, per chi supera la soglia dei 200.000 euro di reddito, una riduzione forfettaria di 440 euro sulle detrazioni al 19 per cento, anche se questa, specificano dall’Agenzia, non dovrebbe impattare direttamente sulle spese per interventi edilizi -2-10.
Entrando nel dettaglio degli interventi ammessi, il ventaglio di possibilità è ampio, ma con distinzioni cruciali. Il cosiddetto “bonus balconi”, che non è una misura a sé stante ma rientra a pieno Titolo nel bonus ristrutturazioni, consente di recuperare le spese per il rifacimento di questi spazi esterni a patto che si tratti di manutenzione straordinaria, quindi di opere che comportino un’innovazione o un miglioramento strutturale e funzionale -1-6. Rientrano in questa casistica l’impermeabilizzazione per risolvere infiltrazioni, la sostituzione della pavimentazione con materiali diversi, o il consolidamento di travi e parapetti. Un discorso parzialmente diverso vale per i lavori sulle parti comuni di un condominio: in questo caso, la detrazione si allarga includendo anche la manutenzione ordinaria, come il ripristino degli intonaci, la tinteggiatura dei frontalini o la riparazione delle grondaie, interventi che, se eseguiti sulla singola proprietà privata, non darebbero diritto ad alcuna agevolazione -1-6.




