In Europa danni climatici per 45 miliardi nel 2023, cresce la povertà da raffrescamento
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Redazione Economia
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Le città europee, strette tra temperature infernali e nubifragi improvvisi, subiscono gli effetti sempre più devastanti dell’emergenza climatica, che non si limita a stravolgere gli equilibri ambientali ma sta producendo ricadute socioeconomiche senza precedenti. Tra queste, una delle più preoccupanti è la cosiddetta cooling poverty, la difficoltà crescente per molte famiglie di permettersi sistemi di raffrescamento adeguati. Un problema che, sebbene spesso sottovalutato, rappresenta una minaccia concreta per la salute e il benessere, soprattutto nelle aree urbane dove l’afa si fa più opprimente.
Le ondate di calore non sono certo un fenomeno nuovo, ma la loro intensità e frequenza sono aumentate in modo significativo, complici i cambiamenti climatici. Dal 2003, anno in cui il caldo anomalo causò migliaia di vittime in Europa – con l’Italia tra i Paesi più colpiti – sono stati introdotti sistemi di allerta e monitoraggio più efficaci. Eppure, nonostante i progressi nella prevenzione, l’impatto economico e sociale del surriscaldamento globale continua a peggiorare.
Uno dei risvolti più immediati è l’aumento delle bollette energetiche, che rischia di mettere in crisi i bilanci domestici. Secondo un’analisi di Assoutenti, le famiglie italiane potrebbero dover sostenere costi aggiuntivi fino a 550 euro al mese per far fronte al consumo di elettricità legato a condizionatori e ventilatori. Un peso insostenibile per molti, soprattutto per chi già fatica ad arrivare a fine mese.
Tuttavia, non mancano strategie per mitigare questi effetti. L’estate del 2025, grazie a un calo dei prezzi dell’energia e a una maggiore consapevolezza sui consumi, potrebbe offrire un po’ di respiro. Piccoli accorgimenti, come l’uso intelligente degli elettrodomestici e l’isolamento termico degli edifici, possono fare la differenza senza rinunciare al comfort. Un’opportunità da non sprecare, considerando che negli ultimi anni le bollette hanno spesso raggiunto livelli proibitivi.




