Guerrieri - La regola dell'equilibrio, la nuova serie di Rai 1 con Alessandro Gassmann porta in tv l'avvocato di Carofiglio

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Prende il via stasera su Rai 1, in prima serata, Guerrieri - La regola dell'equilibrio, la nuova serie che vede Alessandro Gassmann nei panni del celebre avvocato penalista creato dalla penna di Gianrico Carofiglio, il quale, tra l'altro, firma anche la sceneggiatura insieme a un team di autori. La fiction, diretta da Gianluca Maria Tavarelli e coprodotta da Rai Fiction, Rai Com, Combo International e Bartlebyfilm, consta di quattro puntate e si presenta come un legal drama, un genere, questo, non frequentatissimo dalla televisione generalista italiana e che qui cerca di ibridarsi con il thriller giudiziario e, soprattutto, con una profonda introspezione del personaggio principale. Liberamente tratta dai romanzi Ragionevoli dubbi, Le perfezioni provvisorie e dall'omonimo La regola dell'equilibrio, la narrazione si dipana in una Bari inedita, spesso notturna e cinematograficamente restituita da una fotografia curata, che fa da sfondo alle vicende professionali e ai fantasmi privati dell'avvocato.

Un avvocato penalista segnato dall'empatia e dalla fragilità

Al centro della scena c'è Guido Guerrieri, interpretato da un Gassmann che torna a vestire i panni di un uomo di legge dopo l'esperienza de I bastardi di Pizzofalcone. Il suo Guerrieri è un professionista di talento, brillante e ironico, ma anche profondamente inquieto e segnato dalla separazione dalla moglie Sara, una ferita ancora aperta che lo porta a rifugiarsi spesso nel suo studio, dormendo tra faldoni e ricordi. È un appassionato di boxe, disciplina che pratica con dedizione e che gli serve per incanalare le proprie tensioni, e la sua principale caratteristica, quella che lo rende un grande penalista ma anche estremamente vulnerabile, è l'empatia: una capacità di immedesimarsi nei clienti e nei loro casi che lo porta a viverli come questioni personali, oltrepassando talvolta il confine della pura difesa tecnica. Attorno a lui, a formare una squadra coesa e funzionale al suo metodo investigativo e processuale, ci sono figure chiave come l'ispettore di polizia Carmelo Tancredi, interpretato da Michele Venitucci, amico fidato e alleato prezioso; e Annapaola Doria, cui presta il volto Ivana Lotito, ex giornalista di cronaca nera diventata investigatrice privata, donna coraggiosa e determinata. Completano l'organico dello studio la praticante Consuelo, una Lea Gavino precisa e ironica, e il nuovo stagista Toni, un Michele Ragno distratto ma geniale.

I primi casi e l'intreccio con il passato del protagonista

La prima puntata, che porta il Titolo di uno dei romanzi di partenza, Ragionevoli dubbi, introduce immediatamente lo spettatore nel mondo di Guerrieri e nelle complessità del suo lavoro. L'avvocato si trova a dover difendere Fabio Paolicelli, un uomo già condannato in primo grado per traffico internazionale di droga e che ora, in appello, si proclama innocente. Le prove a suo carico appaiono schiaccianti, ma Guerrieri, spinto anche da un legame inaspettato con l'imputato che affonda nel passato, decide di accettare la difesa. Il suo coinvolgimento nella vicenda si fa ancora più profondo e ambiguo quando entra in contatto con Odile, la moglie di Paolicelli, una figura che rischia di minare il suo già precario equilibrio emotivo. A complicare ulteriormente il quadro, e a gettare le basi per una trama orizzontale che attraverserà l'intera serie, c'è la richiesta d'aiuto di Piero Larocca, stimato magistrato e vecchio amico di Guerrieri, interpretato da Stefano Dionisi, finito sotto indagine per corruzione da parte del procuratore Berardi. Questo caso, in particolare, mette Guerrieri di fronte a un dilemma etico e personale di non poco conto, perché difendere un giudice accusato di corruzione significa, in un certo senso, vedere incrinato il sistema di valori su cui ha costruito la propria esistenza professionale.

La regia di Tavarelli e la ricerca di un realismo giudiziario

Il regista Gianluca Maria Tavarelli, che aveva già diretto Gassmann in altre occasioni, ha spiegato di essersi posto il problema di come tradurre in immagini la complessità interiore del personaggio, elemento centrale dei romanzi di Carofiglio. La sua soluzione è stata quella di ritagliare spazi intimi e silenziosi per il protagonista, momenti in cui emerge l'uomo al di là dell'avvocato, e di bilanciarli con un racconto giudiziario il più possibile fedele alla realtà. Per farlo, ha scelto di girare nelle aule del tribunale di Bari, ricreando quel disordine fatto di faldoni e computer e restituendo la concretezza, a volte persino la stanchezza, dei rituali processuali. L'attenzione al dettaglio e la scelta di un cast corale, in cui compaiono volti noti come Anita Caprioli, Francesco Colella o Antonia Liskova nei ruoli di puntata, mirano a costruire un affresco credibile e avvincente del mondo della giustizia, dove la ricerca della verità si scontra continuamente con le regole del diritto e con le fragilità umane.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.