La madre di Martina Carbonaro testimonia al processo: "Alessio era di famiglia, ci ha pugnalato"
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Redazione Interno
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Ha chiesto "giustizia, ma giustizia vera" per sua figlia, la 14enne uccisa il 26 maggio dello scorso anno ad Afragola, e oggi Fiorenza Cossentino ha deposto davanti alla Corte d'Assise di Napoli con un braccialetto elettronico al polso, misura che ne segna i movimenti in un doloroso paradosso processuale.
La donna, madre di Martina Carbonaro, ha ricostruito davanti ai giudici i contorni di una relazione giovanile che si sarebbe trasformata in tragedia, definendo Alessio Tucci, il ragazzo reo confesso del delitto, come "uno di famiglia" che però "ci ha pugnalato", parole cariche di un dolore che ha attraversato l'aula come una scossa. Tucci, oggi diciannovenne e già maggiorenne all'epoca dei fatti, avrebbe ucciso l'ex fidanzatina a colpi di pietra dopo che lei aveva rifiutato un abbraccio, un gesto estremo maturato nel rifiuto della ragazza di tornare insieme.
Le chat con l'intelligenza artificiale
Nel corso della sua deposizione, Fiorenza Cossentino ha rivelato un particolare inquietante emerso solo dopo la morte della figlia: Martina si rivolgeva a ChatGPT per chiedere consigli su come gestire la relazione con Alessio. La madre ha raccontato di essere venuta a conoscenza di questa circostanza solo in un secondo momento, quando ormai non poteva più intervenire, e di avere saputo in vita della ragazzina di soli due episodi violenti riconducibili al giovane.
Il primo fu uno schiaffo, il secondo un messaggio via chat nel quale Tucci, avendo scoperto che la quattordicenne aveva allacciato un'amicizia virtuale con un altro coetaneo, affermava di voler accoltellare quel ragazzo, un'ammissione che oggi assume i contorni di un sinistro presagio.
La famiglia e i segnali ignorati
La deposizione della madre ha messo in luce come la famiglia non avesse mai nutrito sospetti concreti sul comportamento del giovane, tanto da considerarlo alla stregua di un membro aggiunto del nucleo familiare, una confidenza che ha reso ancora più devastante lo shock per l'omicidio. La mancanza di segnali percepiti come allarmanti, se non quei due episodi specifici che però non avevano fatto scattare un campanello d'allarme sufficientemente forte da interrompere il legame, ha caratterizzato la ricostruzione di una quotidianità apparentemente normale, infranta dalla furia omicida del ragazzo.
Oggi, a processo in corso, la madre indossa il braccialetto elettronico, una presenza fisica che testimonia il suo ruolo di parte offesa in un procedimento che vede imputato chi era considerato di famiglia.
La testimonianza dell'amica
Oltre alla madre, è stata ascoltata anche Anna, la migliore amica di Martina, che si trovava con lei proprio il pomeriggio in cui la ragazzina è stata uccisa, un racconto che potrebbe fornire elementi cruciali sulle ultime ore di vita della vittima e sui momenti che hanno preceduto l'aggressione mortale.
La presenza della giovane testimone nell'aula del tribunale, insieme alla deposizione di Fiorenza Cossentino, contribuisce a delineare il quadro di una giornata fatale, quella del 26 maggio, che si è chiusa con il massacro della quattordicenne per mano di colui che non accettava la fine della relazione. Il processo, che vede Tucci già reo confesso, si concentra ora sulle circostanze aggravanti e sulla ricostruzione della dinamica, mentre la madre di Martina ha voluto ribadire in aula il suo grido di giustizia, un appello che non ammette attenuanti per chi ha spezzato una vita così giovane.
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