Martina Carbonaro, la madre in aula con il braccialetto: «L'avevamo accolto come un figlio, ci ha tradito tre volte»
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Redazione Interno
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Nell'aula 116 del Nuovo palazzo di giustizia di Napoli, davanti alla seconda sezione della Corte d'Assise, la deposizione di Enza Cossentino è durata più di due ore ed è stata interrotta più volte dalle lacrime.
La donna, madre di Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa a colpi di pietra il 26 maggio 2025 ad Afragola, ha testimoniato con il braccialetto elettronico al polso, misura disposta dal gip di Napoli Nord su richiesta della Procura dopo alcuni episodi di tensione e presunte minacce nei confronti dei familiari dell'imputato, Alessio Tucci, oggi diciannovenne, reo confesso e già maggiorenne all'epoca dei fatti. L'udienza si celebra con l'imputato collegato in videoconferenza dal carcere, decisione presa dalla Corte a partire dalla seconda seduta.
Il racconto delle ultime ore
La donna ha ripercorso la giornata del delitto, ricostruendo le telefonate con la figlia. Martina era uscita nel pomeriggio dicendo che sarebbe andata alla yogurteria con un'amica, ascoltata in aula prima di lei, nascosta dietro un paravento perché minorenne. Intorno alle 19 la madre l'aveva chiamata per avvisarla che la cena era pronta, e la ragazza aveva risposto che stava arrivando; alla domanda se fosse con l'ex fidanzato, aveva detto di no. Le chiamate sono proseguite fino alle 20.20, quando, secondo la testimonianza, è sembrato che qualcuno le stesse togliendo il telefono di mano; cinque minuti più tardi il cellulare risultava spento. Durante le ricerche, alle quali ha partecipato anche Tucci insieme al padre Domenico, il ragazzo ha riferito ai genitori della vittima che Martina non aveva voluto farsi accompagnare e se n'era andata in scooter con un'altra persona.
Il braccialetto e le accuse in aula
La misura restrittiva nasce dalla denuncia presentata dalla famiglia di Tucci in seguito ai momenti di forte tensione verificatisi nella prima udienza del processo. Nel corso dell'esame, la madre di Martina ha ribadito la richiesta di giustizia e ha sostenuto che il ragazzo non avrebbe potuto agire da solo, chiedendo che si faccia luce su eventuali complici.
Ha poi definito il comportamento dell'imputato nelle ore successive al delitto come apparentemente tranquillo, ricordando che, quando i carabinieri si presentarono a casa per acquisire gli effetti personali della vittima, fu proprio Tucci a preparare il caffè ai militari. A mostrarsi agitato, sempre secondo la testimonianza, sarebbe stato invece il padre del ragazzo che, mentre si trovava in auto durante le ricerche, avrebbe detto che Martina si trovava sicuramente in qualche casolare di campagna; il corpo fu poi rinvenuto in un rudere abbandonato accanto allo stadio Moccia di Afragola.
La versione dell'imputato
Nel luglio 2026, in una precedente udienza, Tucci aveva reso dichiarazioni spontanee in videoconferenza, chiedendo scusa alla famiglia della vittima senza chiedere perdono per sé. Il giovane aveva spiegato di non aver mai inteso minacciare Martina con il messaggio "devi morire per amore", sostenendo che la frase significava soltanto che lei dovesse soffrire come stava soffrendo lui. Aveva poi aggiunto di non aver capito cosa fosse successo quel giorno, definendo la vicenda un incubo e dichiarandosi consapevole e pronto a pagare fino in fondo.
La relazione e i segnali precedenti
La relazione tra i due era iniziata nel 2023. Secondo quanto emerso in aula, Martina aveva deciso di interromperla perché non provava più sentimenti per il ragazzo, il quale invece voleva a tutti i costi riallacciare il rapporto. La madre ha riferito di aver saputo solo dopo la morte della figlia che la quattordicenne si rivolgeva all'intelligenza artificiale per avere consigli su come gestire quella relazione complicata.
Ha inoltre ricordato due soli episodi di comportamento violento da parte dell'imputato: uno schiaffo, riferito il 23 maggio 2025, due giorni prima del delitto, e un messaggio via chat in cui il giovane, dopo aver scoperto di un'amicizia virtuale della ragazza con un coetaneo non residente in Campania, scriveva di voler accoltellare quel ragazzo. Martina, ha precisato la madre, aveva avuto un solo fidanzato e con l'altro ragazzo c'erano stati soltanto contatti sui social.
Il legame tra le due famiglie era stretto al punto che i Carbonaro consideravano il giovane come un figlio, anche in virtù di una parentela tra i due nuclei.
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