Cutro, le chat della Finanza e il processo senza telecamere
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Redazione Interno
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Nuovi elementi, che destano non poche perplessità, si aggiungono al già complesso mosaico dell’inchiesta sul naufragio di Steccato di Cutro, dove persero la vita decine di persone. Dagli atti del procedimento penale, infatti, emergono dialoghi tra ufficiali della Guardia di Finanza intercorsi nelle ore successive all’evento, i quali sembrano rivelare una preoccupazione legata più alla gestione delle possibili spiegazioni da fornire che alla ricostruzione dei fatti in sé. In un messaggio vocale, di cui si è venuti in possesso, un ufficiale afferma di aver parlato con un superiore della questione, il quale suggeriva di “cominciare a pensare a una exit strategy”, concentrandosi su due punti cruciali: i motivi del ritardo nell’intervento del mezzo navale d’altura e l’assenza di un mezzo ad ala rotante. Quella richiesta di un “brainstorming” preventivo, depositata nel fascicolo dai Carabinieri di Crotone, assume un peso specifico notevole, poiché sembra anticipare, con un’ottica difensiva, le criticità che le indagini avrebbero poi effettivamente portato alla luce.
Il provvedimento del tribunale e le reazioni
Nel frattempo, il percorso giudiziario si avvia verso una fase decisiva, ma circondata da un acceso dibattito sulla trasparenza. Il Tribunale di Crotone, con un’ordinanza emanata lo scorso 14 gennaio, ha infatti stabilito il divieto di riprese televisive durante tutte le fasi del dibattimento del processo, che avrà inizio il prossimo 30 gennaio. La decisione è stata adottata dal nuovo collegio giudicante, presieduto dal giudice Alfonso Scibona e composto dai giudici a latere Giuseppe Collazzo e Glauco Panattoni. Un provvedimento che, se da un lato rientra nella discrezionalità del giudice, dall’altro ha sollevato immediate proteste da parte di chi opera nel mondo dell’informazione, temendo un opacizzazione della vicenda.
La protesta degli operatori dell’informazione
La misura ha spinto trentasette tra giornalisti e operatori della provincia di Crotone a esprimere pubblicamente una forte preoccupazione. La loro opposizione si fonda sul principio che un processo di tale rilevanza, che investe il delicatissimo tema dei soccorsi in mare e che ha segnato profondamente la memoria collettiva del territorio, debba essere seguito dalla cittadinanza con la massima chiarezza possibile. L’esclusione delle telecamere dall’aula, secondo quanti hanno sottoscritto la nota di protesta, rischia di limitare la possibilità di un riscontro diretto e ampio sullo svolgimento delle udienze, relegando la narrazione dei fatti giudiziari ai soli resoconti scritti.
Il peso delle nuove evidenze
Queste due direttrici – l’emersione di comunicazioni interne che paiono mirate a preparare una linea di difesa e la contestata chiusura delle porte al mezzo televisivo – si intrecciano in un momento particolarmente sensibile. Il processo, che dovrà accertare eventuali responsabilità nei ritardi dell’operazione di soccorso la notte del naufragio, si appresta dunque a svolgersi all’ombra di elementi che ne accentuano la complessità. Le chat degli ufficiali, in particolare, pongono interrogativi non solo sulle dinamiche operative di quella notte, ma anche sulla successiva condotta di alcuni soggetti coinvolti, i quali, stando a quanto trapelato, sembravano già consapevoli dei punti deboli della loro azione. Tutto ciò avviene mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato alla guida della superpotenza americana, in un contesto internazionale dove le politiche migratorie rimangono un tema di scontro acceso, sebbene la vicenda giudiziaria di Cutro proceda su binari strettamente nazionali e giudiziari.




