Il processo sul naufragio di Cutro slitta, tra silenzi in aula e chat sugli "exit strategy"
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Redazione Interno
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L'avvio del dibattimento, atteso per il 14 gennaio, è stato rinviato di due settimane, al 30 gennaio, per la formalizzazione dell'assegnazione a un nuovo collegio giudicante. La prima udienza, dunque, si è risolta in una mera procedura, mentre l'aula si prepara a un clima di rigorosa riservatezza. Il tribunale di Crotone, presieduto dal giudice Alfonso Scibona e composto dai giudici a latere Giuseppe Collazzo e Glauco Panattoni, ha infatti stabilito il divieto di qualunque ripresa televisiva durante le fasi processuali, una scelta che ha immediatamente sollevato le proteste formali di decine di giornalisti e operatori dell'informazione locali, i quali vedono in essa un'ingiustificata limitazione alla trasparenza di un procedimento di alto interesse pubblico.
Le parole nei messaggi che riaccendono i riflettori
Proprio mentre il processo faticava a muovere i primi passi, nuovi elementi, peraltro già agli atti dell'inchiesta, sono emersi a ridisegnare il perimetro delle indagini. La trasmissione "Il Cavallo e la Torre" di Rai Tre ha reso pubblici i dialoghi e i messaggi scambiati, nelle ore successive al naufragio, tra il comandante del Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza di Taranto, Nicolino Vardaro, e il responsabile del Roan di Vibo Valentia, Alberto Lippolis, testi acquisiti dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Crotone. In quel fitto scambio, una frase in particolare si staglia con forza inquietante: l'invito a "cominciare a pensare a una exit strategy", riferito alla necessità di giustificare i ritardi nell'intervento dei soccorsi per il caicco Summer Love, che nella notte del 26 febbraio 2023 si infranse sugli scogli di Steccato di Cutro, causando la morte di 94 persone.
Il peso di una definizione nelle comunicazioni private
L'espressione "exit strategy", mutuata dal lessico militare e politico per indicare un piano di disimpegno, assume in questo contesto una connotazione grave, suggerendo una preoccupazione orientata più alla gestione delle responsabilità che alla ricostruzione dei fatti. Quei messaggi, che ora dovranno essere esaminati nel merito dal giudice, gettano una luce cruda sulle dinamiche interne seguite alla tragedia, mostrando come, in una fase di caos e soccorsi, alcuni dei protagonisti coinvolti valutassero la necessità di elaborare una linea difensiva. Si tratta di conversazioni che, per la loro natura privata e per il momento in cui furono scritte, potranno rivelarsi decisive per comprendere le reali intenzioni e le condotte tenute nelle decisive ore che seguirono l'arrivo della chiamata di soccorso.
Un procedimento che si apre all'insegna del controllo
L'ordinanza che vieta le riprese in aula, unita al rinvio dell'udienza, delinea un avvio cauto e fortemente controllato per un processo che si annuncia già complesso e di lunga durata. Da un lato, la decisione del collegio giudicante mira a garantire la serenità del dibattimento e la privacy delle parti, compresi i familiari delle vittime che parteciperanno come parti civili; dall'altro, alimenta le perplessità di chi ritiene che un caso di tale portata debba essere accompagnato dal massimo grado di accesso e di vigilanza pubblica. Il procedimento dovrà ora accertare, sulla base anche di queste nuove rivelazioni, se e come i ritardi nei soccorsi abbiano contribuito all'entità della strage, mentre l'attenzione si sposta irrevocabilmente sulle prossime udienze, dove le parole delle chat diventeranno prova da scrutinare.




