Catanzaro, nuovi casi di epatite A e il ristorante sul litorale nella rete dei controlli

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’allarme sanitario che aveva inizialmente messo sotto scacco la Campania, con il superamento dei centocinquanta casi e il conseguente affollamento del reparto del Cotugno a Napoli, ha ormai varcato i confini regionali manifestando una diffusione che tocca da vicino anche la Calabria. A Catanzaro, il presidio ospedaliero “Pugliese Ciaccio” ha fatto registrare nelle ultime ore un incremento dei ricoveri riconducibili al virus dell’epatite A, una situazione che ha costretto l’Azienda Sanitaria Provinciale a ricalibrare le proprie strategie di sorveglianza epidemiologica. Nello specifico, sono due i pazienti che, dopo aver fatto accesso al nosocomio presentando la sintomatologia caratteristica della malattia, sono risultati positivi ai test e sono stati tempestivamente trasferiti nel reparto di malattie infettive; a questi si aggiungono altri due soggetti attualmente monitorati, mentre il numero complessivo degli accessi legati al focolaio ha raggiunto quota quattordici.

Di fronte a questo picco ritenuto anomalo, il dipartimento di prevenzione dell’Asp ha dato il via a una serie di verifiche mirate. Inizialmente si era proceduto con campionamenti sulle acque – i quali hanno però dato esito negativo – per poi spostare l’attenzione sulle abitudini alimentari dei soggetti contagiati. L’indagine, seguendo il filo delle anamnesi raccolte, ha quindi puntato i riflettori su alcuni esercizi commerciali frequentati dai pazienti prima della comparsa dei sintomi. È stato così possibile risalire a un ristorante situato sul litorale catanzarese dove, a seguito dei controlli, è emersa la presenza di una partita di frutti di mare contaminata; il ritrovamento è stato immediatamente segnalato alle autorità preposte, che ora stanno lavorando per ricostruire l’intera filiera di approvvigionamento e risalire all’origine del prodotto infetto.

Il peso delle ordinanze e la protesta dei venditori ittici

Mentre i reparti di malattie infettive registrano nuovi ingressi – a Napoli il bollettino dell’ospedale Cotugno parla di cinquanta ricoveri in degenza, numeri che hanno indotto il sindaco Gaetano Manfredi a firmare un’ordinanza che vieta il consumo di frutti di mare crudi nei pubblici esercizi – il malcontento dei pescivendoli è esploso in piazza. Circa un centinaio di operatori del settore, provenienti dal capoluogo partenopeo e da varie province limitrofe, si sono radunati davanti a Palazzo San Giacomo per contestare quella che percepiscono come una “campagna denigratoria” mediatica, accusata di aver innescato un crollo verticale delle vendite senza che fossero state ancora accertate con certezza le reali dinamiche del contagio.

“Non si può ridurre tutto a un divieto, senza aver stabilito la vera causa e definito i reali confini dell’aumento dei casi”, hanno fatto notare i portavoce della categoria, sottolineando come l’incubazione del virus, che dura diverse settimane, renda estremamente complesso stabilire con esattezza il luogo e il momento in cui è avvenuta l’esposizione al rischio. I manifestanti hanno chiesto che venga fornita un’informazione più chiara ai consumatori, capace di distinguere tra un problema di contaminazione localizzata e la sicurezza generale di un prodotto che, come hanno ribadito, è sottoposto a rigide filiere di controllo; a loro dire, le immagini di cozze abbinate alla cronaca dei contagi rischiano di mettere in ginocchio centinaia di famiglie che vivono di questa attività, tanto più in un periodo tradizionalmente intenso come quello che precede la Pasqua.

L’indagine epidemiologica tra Campania, Lazio e Calabria

Il quadro epidemiologico tracciato dagli specialisti della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) evidenzia una complessità che va oltre il semplice sospetto legato ai molluschi. Sebbene il consumo di frutti di mare crudi resti l’ipotesi principale, non tutti i pazienti risultati positivi riferiscono di averli ingeriti, lasciando spazio a scenari che includono anche la trasmissione interumana o il mancato rispetto delle norme igieniche fondamentali. Inoltre, secondo gli infettivologi, il focolaio campano potrebbe avere una correlazione con i fenomeni meteorologici estremi dello scorso inverno: le forti piogge avrebbero causato esondazioni e un conseguente aumento della carica fecale in alcune aree marine, contaminando così diversi lotti di mitili.

La preoccupazione, evidentemente, non riguarda solo Napoli e Catanzaro. Sul fronte laziale, la Asl di Latina ha confermato almeno ventiquattro casi di infezione con sei ricoveri, mentre il Policlinico Umberto I di Roma ha assistito pazienti provenienti dal centro-sud Italia. Anche in questo caso, gli accertamenti si stanno concentrando sulla catena alimentare: le verifiche nei punti vendita e nei ristoranti continuano, così come il monitoraggio degli allevamenti di molluschi, nel tentativo di contenere la diffusione del virus senza alimentare allarmismi ingiustificati tra la popolazione. L’acqua potabile, hanno precisato gli esperti, non rappresenta un fattore di rischio in Italia, grazie all’efficacia dei sistemi di potabilizzazione.

Meta Description: Nuovi casi di epatite A a Catanzaro con 14 accessi in ospedale. L’Asp avvia indagini e trova frutti di mare contaminati in un ristorante. Protesta dei pescivendoli a Napoli per il crollo delle vendite.

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