L'ibrido, motore del presente, tra conferme europee e ritardi italiani
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Redazione Economia
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Mentre il supplemento Motore, in regalo con Repubblica, pone l'accento sulla tecnologia ibrida come protagonista del mercato, anche dopo il 2035, l'Unrae rilancia un allarme ben noto, dipingendo un quadro dell'Italia come fanalino di coda nella transizione elettrica. Una posizione, questa, che persiste nonostante gli incentivi promossi dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e che stride con le tendenze continentali, le quali, pur mostrando una certa flessibilità, non abbandonano l'obiettivo di una mobilità a zero emissioni. Il direttore generale Andrea Cardinali sottolinea come la penetrazione delle vetture puramente elettriche nel nostro paese risulti di oltre tre volte e mezzo inferiore alla media europea, un dato che impone, secondo l'associazione, una riflessione immediata e azioni concrete.
La svolta europea e la finestra per i carburanti sintetici
Il pacchetto automotive presentato dalla Commissione Europea il 16 dicembre 2025 ha infatti dischiuso scenari inediti, modificando i precedenti, e più rigidi, parametri sulle emissioni di CO2. La nuova direttiva, come è noto, non sancisce la fine tout court del motore a combustione interna dopo il 2035, ma ne condiziona la sopravvivenza all'utilizzo esclusivo di carburanti sintetici a zero emissioni di carbonio, i cosiddetti e-fuel. Una possibilità, quest'ultima, che apre a sviluppi tecnologici differenti e che di fatto salvaguarda una parte della produzione tradizionale, seppur vincolata a parametri ben precisi e a costi di produzione ancora non del tutto definiti.
Lo spettro delle tecnologie ibride e il nodo infrastrutturale
In questo contesto normativo in evoluzione, le varie forme di ibrido – dal mild hybrid al plug-in, fino ai sistemi range extender – conquistano una posizione di forza, rappresentando per molti il compromesso più praticabile tra innovazione e abitudini consolidate. Tuttavia, la loro diffusione su larga scala, in special modo per i modelli che richiedono una presa di corrente, si scontra con una carenza strutturale. L'Unrae, da anni, indica nello sviluppo capillare dell'infrastruttura di ricarica e nella necessità di rendere i costi dell'energia più accessibili due pilastri irrinunciabili, senza i quali qualsiasi misura incentivante rischia di rivelarsi poco più di un palliativo.
Il freno fiscale alle auto aziendali e la sfida del futuro
Un altro elemento di freno individuato dall'associazione risiede nel trattamento fiscale riservato alle flotte aziendali, considerate un volano essenziale per la diffusione dei veicoli a basse emissioni. Una revisione che interventi sull'aumento della detraibilità dell'Iva, sulla deducibilità dei costi e sulla riduzione dei periodi di ammortamento appare, nelle parole dell'Unrae, non più differibile. Si tratta di misure che, affiancate a una chiara strategia industriale, potrebbero accelerare un ricambio del parco circolante che altrimenti procede a ritmi troppo lenti, lasciando il paese in una posizione di netta marginalità nello scenario automotive europeo, il quale, nel frattempo, continua la sua corsa verso obiettivi di sostenibilità sempre più stringenti.




