L’Ue rinvia ogni decisione su Israele, mentre le divisioni tra i Ventisette si approfondiscono
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Redazione Esteri
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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è entrata ieri nella sala del vertice europeo a Bruxelles mentre i leader dei Ventisette affrontavano un tema sempre più spinoso: i rapporti con Israele. La discussione, che ha occupato gran parte del pomeriggio, ha confermato le profonde divergenze tra gli Stati membri, costringendo a rinviare a luglio qualsiasi valutazione ufficiale.
Il Servizio di azione esterna, guidato dall’Alto rappresentante Kaja Kallas, aveva presentato un rapporto preliminare richiesto a maggio da 19 Paesi, ma le posizioni restano inconciliabili. Da un lato, nazioni come la Spagna – con Pedro Sanchez in prima linea nonostante le tensioni interne – spingono per un intervento più deciso, denunciando un “doppio standard” nelle politiche Ue, soprattutto dopo le sanzioni alla Russia. Dall’altro, diversi governi frenano, temendo ripercussioni diplomatiche o strategiche.
La questione riguarda anche l’accordo di associazione tra Ue e Israele, la cui sospensione è stata più volte invocata da Madrid. Sebbene il tema non sia stato affrontato direttamente nel vertice, i leader hanno discusso a lungo della situazione in Medio Oriente, evidenziando distanze che ormai sembrano strutturali. Kallas, dal canto suo, ha assicurato che i contatti con Tel Aviv proseguono e che una valutazione definitiva arriverà il mese prossimo.
Intanto, la condanna per le violazioni dei diritti umani a Gaza continua a dividere l’Unione, con alcuni Paesi che chiedono misure più severe e altri che preferiscono mantenere un approccio cautelativo. Le tensioni emerse durante il recente summit Nato all’Aia si sono riproposte a Bruxelles, dove la difficoltà di trovare una linea comune è apparsa ancora più evidente.




