Bancomat fatti saltare in Campania, cinque arresti dopo le indagini interforze
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Redazione Interno
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La scia di esplosioni che nelle scorse settimane ha colpito gli sportelli automatici in provincia di Napoli, da Casavatore ad Agerola, ha trovato una risposta operativa in un esteso dispositivo di controlli, il cui esito ha portato all’arresto di cinque persone. Gli indagati, le cui età spaziano dai ventidue ai cinquantacinque anni, devono rispondere di furto aggravato in concorso per essersi impadroniti del denaro contenuto nei distributori dopo averli fatti saltare, ma anche di ricettazione e di detenzione illecita di esplosivi, custoditi – secondo le accuse – senza le minime cautele e senza alcuna autorizzazione. L’attività investigativa, che si è sviluppata a seguito degli assalti nei comuni direttamente interessati e in quelli limitrofi, ha visto la collaborazione di diverse unità specializzate, unendo gli sforzi della polizia e dell’arma dei carabinieri in un coordinamento che ha permesso di identificare e bloccare i sospetti.
Il ruolo cruciale delle telecamere nel ricostruire la fuga
Particolarmente significativo, nel caso specifico dell’assalto al bancomat di Agerola in Costiera Amalfitana, è stato il contributo fornito dagli impianti di videosorveglianza comunali, le cui immagini – come sottolineato dalle autorità – si sono rivelate decisive per le successive indagini di intelligence. Quelle riprese hanno infatti consentito agli investigatori di seguire le tracce dei presunti autori del colpo nonostante la loro abilità nel confondere le piste, una destrezza criminale che si era manifestata nel tentativo di svanire nel nulla dopo l’azione, come avvenuto anche a Cetara dove il gruppo in fuga aveva cercato di depistare gli inquirenti. La tecnologia, in questo frangente, ha così sopperito alla rapidità dell’azione delittuosa, offrendo una sequenza visiva fondamentale per ricostruire dinamiche e spostamenti.
La sinergia tra polizia e carabinieri nel blitz conclusivo
A materializzare gli esiti delle indagini è stato infine un blitz condotto congiuntamente da numerose forze in campo: hanno operato insieme, infatti, gli agenti delle Squadre Mobili di Napoli e Caserta e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, affiancati dai militari della Compagnia di Castellammare di Stabia e del Gruppo di Torre Annunziata. Questo spiegamento interforze, oltre a dimostrare l’attenzione delle istituzioni verso un fenomeno che mina la sicurezza percepita, ha permesso di applicare in tempi relativamente stretti le misure cautelari nei confronti dei cinque individuati, interrompendo – almeno secondo le ricostruzioni investigative – un ciclo di azioni criminose che utilizzavano mezzi violenti e pericolosi. L’utilizzo di esplosivi, del resto, introduce un elemento di grave allarme sociale, che travalica il semplice furto per configurarsi come un attentato all’incolumità pubblica.
Le accuse che pesano sugli arrestati
Oltre al capo d’imputazione principale per il furto aggravato, commesso da più persone ai danni degli sportelli automatici, gli arrestati si trovano ora a dover affrontare le contestazioni accessorie per ricettazione, legata presumibilmente al movimentare il maltolto, e soprattutto per il reato concernente gli esplosivi. Quest’ultima imputazione, che riguarda il deposito di materie esplodenti senza licenza dell’autorità e in assenza delle prescritte misure di sicurezza, sottolinea la pericolosità del modus operandi adottato, il quale non si limitava a danneggiare le macchine ma metteva potenzialmente a rischio l’area circostante. La detenzione di tali materiali, al di fuori di ogni controllo e senza le cautele del caso, rappresenta di per sé un fattore di minaccia, che le forze dell’ordine hanno inteso neutralizzare attraverso l’azione repressiva.




