Il Leicester è retrocesso in League One, dieci anni dopo quella favola che sembrava senza fine
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Redazione Sport
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Si diceva che il 2026 potesse assomigliare a quel 2016 capace di ribaltare ogni pronostico, ma per i tifosi del Leicester l’unico déjà vu possibile è l’amarezza di un addio che sa di macigno. A fronte del pareggio per 2-2 contro l’Hull City, le Foxes sono aritmeticamente precipitate in League One, la terza serie del calcio inglese, consumando così – a distanza di dieci anni esatti dall’impresa più folle della Premier League moderna – un crollo verticale che lascia interdetti anche gli osservatori più navigati. La matematica, si sa, non ammette repliche: a due giornate dal termine della Championship, il distacco di sette punti dal Blackburn Rovers (attualmente terzultimo e ultimo utile per la salvezza) rende vana qualsiasi rincorsa, sebbene resti in sospeso il procedimento nei confronti del West Bromwich Albion, la cui eventuale penalizzazione per violazioni finanziarie rappresenterebbe l’unico, flebile spiraglio per riscrivere una classifica che al momento condanna il club di Vichai.
La parabola inversa: dal titolo con Ranieri al baratro
Per comprendere la portata di questo tracollo, basta riavvolgere il nastro al 2 maggio 2016, quando quella squadra costruita – paradossalmente – per salvarsi riuscì nell’impresa di sollevare il trofeo più ambito d’Inghilterra, complice una quota iniziale da 5000 a 1 che gli esperti consideravano solo una boutade pubblicitaria. Era l’epoca di Claudio Ranieri, baronetto artefice di quel miracolo, e di una generazione di giocatori (Kanté, Mahrez, Vardy) che sembravano usciti da un romanzo di formazione. Oggi, invece, il club si trova a condividere un triste primato con il Blackburn Rovers, l’altra ex campione d’Inghilterra finita in terza divisione nel 2017, a dimostrazione di come nel calcio che conta – nonostante le narrazioni romantiche – la memoria sia spesso corta e il declino in agguato.
Il peso dei procedimenti giudiziari e delle penalizzazioni
Non si può analizzare questa retrocessione senza considerare l’elemento extracampo che ha zavorrato la stagione delle Foxes, ovvero i sei punti di penalizzazione inflitti dalla Federazione per violazioni delle cosiddette "Profit and Sustainability Rules". Una doccia gelata che di fatto ha vanificato i tentativi di risalita della squadra, già provata da un doppio salto di categoria negli ultimi tre anni (retrocessione nel 2023, immediata risalita nel 2024, e nuovo tonfo nel 2025). Se a questo si aggiunge un rendimento casalingo da dimenticare (solo una vittoria nelle ultime diciotto giornate) e una difesa bucata con una delle peggiori medie del campionato, si capisce come la gestione societaria post-titolo abbia pagato a caro prezzo l’illusione di potersi misurare con le big d’Europa senza una solida pianificazione finanziaria.
La Championship non perdona: il contraltare del Coventry di Lampard
Proprio mentre il Leicester affonda nel fango della terza serie, l’altra faccia della medaglia brilla sul volto del Coventry City, che sotto la guida di Frank Lampard ha centrato la promozione in Premier League dopo venticinque anni di purgatorio. Una coincidenza temporale che restituisce tutta l’imprevedibilità di questo campionato, dove la differenza tra paradiso e inferno si gioca spesso su dettagli tecnici o, come in questo caso, su decisioni dei giudici sportivi. Il destino delle Foxes, tuttavia, non è un’eccezione nel panorama europeo: il Kaiserslautern (campione di Germania nel 1998) e il Deportivo La Coruña (vincitore della Liga nel 2000) hanno infatti compiuto lo stesso identico tragitto, passando dal tetto continentale alla lotta per la sopravvivenza nelle serie minori. Una legge non scritta che sembra colpire chiunque osi infrangere le gerarchie del calcio mercato.




