Italia-Irlanda del Nord, il piano O’Neill per l’impresa e la febbre da biglietti che ha già contagiato Bergamo
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Redazione Sport
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Ci sono partite che, prima ancora di essere giocate, si raccontano attraverso numeri e stati d’animo quasi contrastanti. E la semifinale dei playoff di qualificazione ai Mondiali 2026, in programma giovedì sera alla New Balance Arena di Bergamo, è una di quelle. Da un lato, c’è il 69° posto nel ranking Fifa dell’Irlanda del Nord, un posizionamento che la incasella tra Emirati Arabi e Giamaica e che, sulla carta, la dipinge come avversaria abbordabile per l’Italia di Gennaro Gattuso. Dall’altro, però, c’è la consapevolezza, quasi palpabile nelle parole del commissario tecnico Michael O’Neill, di una squadra che ha costruito la propria identità sull’entusiasmo e su quella strana alchimia che nasce dall’avere poco o nulla da perdere. Un approccio, quest’ultimo, che O’Neill ha ribadito nelle ultime ore, parlando di una squadra giovane in grado di affrontare le difficoltà con la leggerezza di chi sa di poter scrivere un pezzo di storia, forse quella più importante, nel calcio nordirlandese.
Scorrere la lista dei convocati significa, in effetti, immergersi nel calcio britannico più autentico, quello che appena al di sotto della Premier League conserva ancora un’impronta tradizionale: ben quattordici giocatori militano nel Championship (la serie B inglese) e otto addirittura nella League One, l’equivalente della nostra serie C. Una composizione che O’Neill conosce bene, visto che proprio in queste settimane sta ricoprendo il doppio ruolo di ct e di allenatore del Blackburn Rovers, club che milita nella seconda divisione inglese: una situazione, quest’ultima, che gli consente di mantenere un contatto quotidiano con quel contesto e con quei calciatori. La sfida, per lui, sarà quella di trasformare quella che molti definirebbero una carenza di individualità in un punto di forza collettivo, puntando su organizzazione e compattezza per cercare di imbrigliare il talento azzurro.
La caccia al tagliando e la febbre da stadio
Mentre la squadra si prepara tatticamente, intorno allo stadio di Bergamo è già esplosa un’altra partita, quella dei tifosi. Il sold out è stato raggiunto in meno di novanta minuti il 17 febbraio, un dato che da solo restituisce la dimensione dell’attesa per questa “ultima chiamata” mondiale. E se per i sostenitori di casa l’affetto verso la Nazionale è una costante, il dato più singolare riguarda gli ospiti: centinaia di tifosi nordirlandesi, molti dei quali sprovvisti di biglietto, sono comunque attesi in Città Alta, trasformando la vigilia in un fenomeno da guida turistica più che da semplice resoconto di ordine pubblico. La disperata ricerca di un pass, raccontata da voci come quella di un tifoso che si dichiarava disposto ad accettare qualsiasi tagliando, a prescindere dall’intestazione, ha già riempito i pub del centro, preludio a un clima da bolgia britannica che si preannuncia caldo nonostante l’inferiorità numerica sugli spalti.
Makkelie e il peso del fischietto olandese
A dirigere questa delicatissima gara unica, quella che assegnerà il pass per la finale (dove attenderebbe la vincente di Galles-Bosnia), è stato designato l’olandese Danny Makkelie. Una scelta, quella operata dalla Uefa e comunicata ufficialmente nelle scorse ore, che porta con sé un bagaglio di esperienza e qualche precedente significativo con il calcio italiano. Il fischietto quarantunenne, assistito dai connazionali Hessel Steegstra e Jan De Vries (oltre che al Var da Pol van Boekel e Jeroen Manschot), vanta quattro precedenti con la Nazionale Azzurra, tutti senza sconfitte per l’Italia: dal 3-2 in Macedonia del Nord nel lontano 2016 al pareggio all’ultimo respiro con la Croazia nella fase a gironi dell’Europeo del 2024, quello del gol di Zaccagni che tenne in vita il cammino degli azzurri. Lo spagnolo Jesus Gil Manzano, arbitro di grande caratura internazionale, sarà invece il quarto ufficiale di gara.
Per l’Italia, reduce da una qualificazione altalenante che ha trasformato questo spareggio in un vero e proprio dentro-fuori, l’appello alla concentrazione è arrivato nei giorni scorsi anche da Gianluigi Buffon. Il capo delegazione ha parlato di “spirito profondo” maturato in questi mesi difficili, chiedendo a una squadra che avverte lo scetticismo dell’ambiente di rispondere sul campo, consapevole che l’attenzione e il sostegno dei tifosi – anche quelli più critici – torneranno puntuali al momento del calcio d’inizio. Una pressione, quella azzurra, che l’Irlanda del Nord spera di trasformare nella propria arma migliore.




