Irlanda del Nord, O’Neill: “Dobbiamo crederci, abbiamo tutto da guadagnare”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A pochi giorni dalla semifinale playoff che giovedì sera metterà di fronte Italia e Irlanda del Nord sul terreno della New Balance Arena di Bergamo, il commissario tecnico degli ospiti, Michael O’Neill, ha scelto la via della carica psicologica per preparare i suoi alla sfida. In una conferenza stampa, le cui parole sono state riportate dagli organi di informazione, O’Neill – che è anche alla guida del Blackburn – ha provato a ribaltare il tradizionale copione del favorito e della presunta vittima, sottolineando come la giovinezza del suo gruppo e l’assenza di pressioni possano trasformarsi in un vantaggio insperato. Il tecnico, che già conosce bene l’ambiente avendo guidato la selezione verde-bianca anche tra il 2011 e il 2020, ha insistito sulla necessità di credere nell’impresa: se non ci crediamo noi, ha detto in sostanza, non ci crederà nessun altro.

Il momento, per la Nazionale azzurra, è particolarmente carico di attese. Dopo le mancate qualificazioni alle ultime due edizioni del Mondiale, la squadra guidata da Rino Gattuso – reduce da una campagna di qualificazione diretta con alti e bassi, culminata nel secondo posto dietro la Norvegia – si gioca l’accesso a una competizione che manca agli italiani da ormai oltre un decennio. Dall’altra parte, l’Irlanda del Nord arriva a questa gara con la consapevolezza di non avere nulla da perdere, un concetto che O’Neill ha riassunto nella formula “abbiamo più da guadagnare che da perdere”. Un’affermazione che, nel gergo del calcio che conta, suona come un tentativo di alleggerire la tensione sui propri giocatori più giovani, caricandola invece sulle spalle degli avversari, chiamati a gestire il peso di una storia recente costellata di delusioni proprio in queste fasi decisive.

Le difficoltà per i britannici, va detto, non mancano. La lista dei convocati ha dovuto fare a meno di due pedine fondamentali come il difensore Daniel Ballard e il capitano Conor Bradley, entrambi out per infortunio. Perdite pesanti, che O’Neill ha comunque cercato di trasformare in un’opportunità per far emergere le qualità di un gruppo descritto come in crescita. L’approccio tattico, nelle dichiarazioni del tecnico, appare improntato alla solidità: O’Neill ha ipotizzato una partita dai pochi gol, in cui la concentrazione difensiva dovrà essere “perfetta” per poter sfruttare al meglio le rare occasioni che capiteranno dalla parti di Gianluigi Donnarumma. Una strategia, quella di chiudere gli spazi e attendere l’errore, che in passato ha spesso messo in difficoltà l’Italia nelle gare secche.

Le assenze e le scelte di Gattuso alla vigilia

Se O’Neill deve rinunciare a due titolari, anche il tecnico dell’Italia, Rino Gattuso, sta gestendo un avvicinamento alla partita tutt’altro che lineare. La conferenza stampa del commissario tecnico, tenutasi nei giorni scorsi, ha rivelato un clima di tensione palpabile, ammesso dallo stesso Gattuso che ha parlato di “nervosismo” come di una condizione inevitabile per chi ha “sangue nelle vene”. La notizia più eclatante, emersa proprio in queste ore, riguarda Federico Chiesa: l’esterno offensivo del Liverpool, tornato in Nazionale dopo un lungo periodo di assenza, è stato rimandato a casa. Gattuso ha spiegato la decisione con la presenza di “problemi fisici” non specificati, sottolineando che in alcuni casi la permanenza in ritiro sarebbe stata “inutile”. Una scelta netta, che ha fatto immediatamente discutere, soprattutto se affiancata alla conferma in squadra di altri giocatori che non sono al meglio della condizione.

Oltre a Chiesa, l’Italia deve fare i conti con l’infortunio di Gianluca Scamacca e con le condizioni precarie di alcuni altri elementi, come Alessandro Bastoni, la cui presenza in campo giovedì sera rimane in dubbio. Gattuso, in questo senso, ha provato a blindare il gruppo ribadendo il concetto che non ci sono “alibi” e che il passato – fatto di quattro titoli mondiali – non conta nulla in vista della sfida con l’Irlanda del Nord. La scelta di giocare a Bergamo, in uno stadio dalle dimensioni più ridotte rispetto al Meazza, è stata motivata proprio dalla necessità di creare un clima più positivo e meno incline ai fischi che, in passato, hanno accompagnato alcune prestazioni poco brillanti.

La pressione come variabile tattica

Proprio l’atmosfera che si respirerà a Bergamo è al centro della strategia comunicativa di Michael O’Neill. Il ct nordirlandese ha lasciato intendere che il peso della responsabilità, in questo caso, è un fardello che spetta esclusivamente agli azzurri. La pressione, ha spiegato, è un elemento che l’Irlanda del Nord può sfruttare a proprio favore, rendendo la partita difficile per l’Italia fin dai primi minuti. Un approccio che mira a trasformare la rincorsa alla qualificazione, per la selezione britannica, in una sorta di partita senza ritorno, dove la vittoria assumerebbe i contorni di un’impresa storica paragonabile ai successi più importanti del passato. Dall’altra parte, il c.t. Gattuso ha provato a isolare la squadra da queste pressioni esterne, chiedendo ai suoi di dimenticare i successi passati e di concentrarsi esclusivamente sui novanta minuti che li separano da una possibile finale.

Un precedente storico che aleggia sul confronto

A rendere ancora più intrigante il quadro, c’è un retroscena storico che aleggia sul confronto di giovedì. Il legame tra le due nazionali evoca, infatti, il “disastro di Belfast” del 1958, quando l’Italia – allora due volte campione del mondo – venne eliminata dalla competizione proprio dagli inglesi in un match segnato da condizioni climatiche avverse e da un arbitraggio contestato. Un episodio che, per quanto lontano nel tempo, rappresenta un monito per gli azzurri, chiamati a non sottovalutare un avversario che, pur privo di alcune stelle, ha dimostrato di saper rendere la vita difficile alle grandi nazionali. Per l’Irlanda del Nord, d’altra parte, si tratta di un’occasione per ripetere quell’impresa, con l’obiettivo dichiarato di scrivere una nuova pagina di storia. La vigilia, insomma, è caratterizzata da due approcci diametralmente opposti: la cautela esasperata e la consapevolezza dei propri mezzi da una parte, e l’entusiasmo libero da condizionamenti dall’altra.

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