Migranti, Piantedosi rivendica i numeri del Viminale: “Fermati 275 mila partenze e bloccati 80 mila dublinanti”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha scelto i social network per tracciare un bilancio dell'azione di governo sul fronte dei flussi migratori, rivendicando dati che, a suo dire, testimoniano l'efficacia delle politiche messe in campo dall'esecutivo. Attraverso un post pubblicato sulla sua pagina X, il titolare del Viminale ha infatti parlato di un crollo degli sbarchi e di un significativo incremento dei rimpatri, numeri che arrivano a coronamento di un'azione diplomatica avviata già nel corso del 2023 con i paesi nordafricani.

Secondo quanto sostenuto da Piantedosi, la stretta collaborazione con Libia e Tunisia avrebbe consentito di impedire la partenza di oltre 275 mila migranti diretti verso le coste italiane, un dato che il ministro utilizza per marcare la distanza dalle amministrazioni precedenti.

La partita dei “Dublinanti” e i numeri del Viminale

Nel dettaglio delle politiche di gestione del fenomeno, Piantedosi ha voluto sottolineare con particolare enfasi il capitolo relativo ai cosiddetti “dublinanti”, ovvero quei migranti la cui richiesta di asilo è di competenza di un altro paese europeo in base al regolamento di Dublino. Il ministro ha parlato di un'inerzia dei governi che lo hanno preceduto, durata anni, contrapponendola a un'attività intensa che, nell'arco degli ultimi quattro anni, avrebbe portato a impedire il rientro in Italia di 80 mila persone.

Una precisazione, quest'ultima, che appare volta a ribaltare la narrazione secondo cui l'Italia sarebbe il paese più esposto agli oneri del sistema, dimostrando invece una capacità di tenuta nei confronti delle pressioni esercitate da altri Stati membri.

Piantedosi ha inoltre ricordato come, a partire dal 12 giugno, le richieste di trasferimento avanzate da altre nazioni siano state soltanto una cinquantina, mentre i trasferimenti effettivamente avvenuti verso il nostro paese sarebbero stati appena 3, un numero che racconta di una fase di stallo o di forte contrazione dei meccanismi di ricollocazione.

Le tensioni con l'Europa e la questione Schengen

Il quadro tracciato dal ministro dell'Interno si inserisce in un momento di forti tensioni diplomatiche con alcuni paesi del centro-nord Europa, tra cui Germania, Svezia, Svizzera e Austria, i quali hanno manifestato apertamente la volontà di non farsi carico dei migranti irregolari arrivati attraverso le rotte mediterranee.

Questi stati, come evidenziato dai fatti di queste settimane, sembrano intenzionati a utilizzare tutte le leve giuridiche offerte dal diritto europeo per rinviare i richiedenti asilo nel paese di primo ingresso, scaricando di fatto sull'Italia e sugli altri paesi mediterranei il peso della gestione primaria del fenomeno. La logica del sistema europeo, che pure resta formalmente lineare nell'attribuire al paese di primo arrivo la responsabilità decisiva nella procedura, si scontra ormai con una prassi di elusione che sta mettendo a dura prova la tenuta dell'intero impianto.

In questo contesto, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è trovata a dover precisare che il trattato di Schengen, sospeso in via cautelativa dopo l'episodio di Ceuta, e il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, del quale l'Italia si considera addirittura promotrice, non hanno alcuna correlazione tra loro, respingendo le critiche di chi imputa al governo una scarsa visione strategica.

La replica di Procaccini e la linea del governo

Nello scontro politico che ne è scaturito, è intervenuto anche l'eurodeputato di Fratelli d'Italia e co-presidente del gruppo Ecr, Nicola Procaccini, il quale ha cercato di smontare quella che ha definito la "narrazione tossica della sinistra" in merito alle ricadute delle recenti decisioni europee.

In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Procaccini ha escluso categoricamente che vi siano state ritorsioni da parte della Spagna o che il governo abbia subito una resa sui trasferimenti dei dublinanti, ribadendo con convinzione che il nuovo Patto rappresenta la strada maestra da seguire. Il parlamentare europeo si è così unito al coro di ministri e rappresentanti della maggioranza che, in queste ore, si stanno adoperando per smentire gli attacchi propagandistici dell'opposizione, difendendo l'operato dell'esecutivo sia sul piano interno che su quello delle trattative comunitarie.

La posizione del governo, nel suo complesso, sembra dunque orientata a rivendicare i risultati concreti in termini di riduzione degli arrivi, cercando al contempo di rassicurare l'opinione pubblica sulla solidità delle alleanze europee e sulla bontà di un accordo che, nonostante le polemiche, viene indicato come il principale strumento per governare un fenomeno destinato a rimanere al centro dell'agenda politica dei prossimi anni.

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