Rapina in casa di El Aynaoui, la famiglia del calciatore della Roma chiusa in una stanza da sei malviventi armati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una banda composta da sei individui, con il volto travisato da passamontagna e armati di pistola, ha fatto irruzione nella notte nell’abitazione di Neil El Aynaoui, centrocampista della Roma, sorprendendo il calciatore e i suoi familiari nel sonno. Il colpo, messo a segno intorno alle tre del mattino nella zona di Castel Fusano, sul litorale romano, ha visto i malviventi introdursi nell’appartamento dopo aver divelto la grata di protezione di una finestra del salone, eludendo così i sistemi di sicurezza e guadagnando l'accesso all'interno della villa.

Una volta entrati, i rapinatori hanno fatto irruzione nelle stanze da letto, costringendo il calciatore, la madre, la compagna, il fratello e la fidanzata di quest'ultimo a radunarsi in una camera. L’intera famiglia, come emerso dalle prime ricostruzioni degli investigatori della Squadra mobile, è stata chiusa all'interno di questo stanzino, impossibilitata a muoversi o a lanciare l'allarme mentre i malviventi, con tutta calcola, rovistavano tra i mobili e gli armadi alla ricerca di oggetti di valore. Il bottino, quantificato in circa diecimila euro, comprende gioielli, un orologio di marca, un Rolex, e alcune borse griffate, un segno questo che i ladri sapessero bene cosa cercare e dove, probabilmente, dirigersi.

Solo dopo che la banda si è dileguata, facendo perdere le proprie tracce nel buio della notte, El Aynaoui e i suoi familiari sono riusciti a liberarsi e a contattare le forze dell'ordine. Sul posto, una volta ricevuta la chiamata, sono giunti gli agenti della polizia che hanno avviato le prime verifiche e raccolto le testimonianze delle vittime, ancora visibilmente scosse per la violenza subita. Lo stesso calciatore, uscendo dalla propria abitazione, ha poi avuto modo di ringraziare per i messaggi di sostegno ricevuti, limitandosi a confermare lo spavento ma anche la necessità, per sé e per i propri cari, di tornare quanto prima alla normalità dopo una notte di terrore.

La lunga scia di furti che prende di mira i calciatori nella Capitale

L'episodio che ha visto protagonista il centrocampista giallorosso non rappresenta purtroppo un caso isolato, inserendosi invece in una lunga e preoccupante sequenza di colpi messi a segno ai danni di sportivi professionisti a Roma. Solo pochi mesi fa, a luglio dello scorso anno, l'ex centrocampista della Lazio Matias Vecino era rientrato nella sua abitazione alla Camilluccia, una delle zone residenziali più esclusive della città, ritrovandola completamente a soqquadro con gioielli e orologi di lusso spariti. Un modus operandi, quello dei ladri, che spesso approfitta dell'assenza dei calciatori, impegnati in ritiri o partite, per agire indisturbati, come accadde a febbraio dello stesso anno al difensore biancoceleste Mario Gila, la cui casa in zona Formello venne visitata mentre lui era in campo contro il Napoli.

Un copione che si ripete con inquietante frequenza

Se si allarga lo sguardo agli anni precedenti, l'elenco si infittisce ulteriormente, delineando una vera e propria emergenza sicurezza per i calciatori che risiedono nella Capitale. Nel dicembre del 2023, a finire nel mirino fu Nicola Zalewski, all'epoca giocatore della Roma, con la sua villa all'Eur che venne svaligiata dopo che i malviventi forzarono una porta finestra. Un mese prima, un altro blitz era stato portato a termine ai danni di Mattia Zaccagni e di sua moglie, l'influencer Chiara Nasti, con un furto che fruttò alla banda un ingente bottino tra preziosi e accessori di lusso. Persino Chris Smalling, ex difensore centrale della Roma, ha subito in passato più di un'aggressione e un tentativo di furto nella sua villa sull'Appia Antica, a dimostrazione di come il fenomeno sia trasversale e colpisca giocatori di diverse squadre e nazionalità, rendendo la vita di questi atleti, già di per sé sotto i riflettori, segnata anche dalla paura di violazioni della propria sfera privata.

Le indagini della Squadra mobile sono ora concentrate nell'identificazione della banda, composta da professionisti che non hanno esitato a utilizzare le armi per intimorire le vittime e garantirsi la riuscita del colpo, sollevando più di un interrogativo sulla sicurezza nei quartieri residenziali della capitale.

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